C'è anche il nuotatore Simone Barlaam, 19 anni, tra le personalità milanesi che il prossimo 7 dicembre riceveranno l'Ambrogino d'oro. Il nome del vincitore di cinque medaglie d'oro agli ultimi mondiali di nuoto paralimpico è stato scelto dalla commissione per la concessione delle civiche benemerenze del Comune di Milano insieme a quello di altri quaranta concittadini illustri.

Ambrogino d'oro a Simone Barlaam: la storia del campione di nuoto

Nuotatore classe 2000, Barlaam è già diventato un simbolo del movimento sportivo paralimpico nazionale, eletto "Best Male athlete" dei campionati mondiali londinesi, dove ha conquistato cinque medaglie d'oro, con tre record del mondo, trascinando l’Italia al primo posto del medagliere. La storia di Simone Barlaam è però anche quella di una sofferenza e un lungo calvario iniziato dal primo giorno di vita. Il nuotatore infatti è nato con una deformazione dell'anca e un'ipoplasia congenita (uno sviluppo anormale) del femore destro, aggravate poi da una frattura del femore occorsa in utero.

Da bambino è stato sottoposto a dodici interventi chirurgici, ha subito una grave infezione ossea e ha dovuto fare i conti con altre fratture che gli hanno fatto rischiare di perdere la gamba. Tornato a poco a poco a camminare dopo cure estenuanti, Barlaam ha trovato aiuto nel nuoto, che poi si è trasformato in passione, impegno sportivo e sogno mondiale.

Il trionfo ai mondiali di Londra

L'esperienza ai mondiali londinesi dello scorso settembre ha cambiato la vita del 19enne, che di colpo è diventato una stella dello sport a tutto tondo. Al ritorno dai trionfi mondiali, in un'intervista sul sito ufficiale della Federazione Italiana Nuoto Paralimpico, aveva detto si sentirsi non un atleta paralimpico, ma "un atleta e basta". "Gli atleti paralimpici qui sono delle celebrità, sono dei testimonial, sono dei portatori di valori e e di messaggi positivi e forti – aveva affermato -. Loro l’hanno capito, loro hanno capito tutto più degli altri e prima degli altri: su Channel 4 ci sono tutte le gare in diretta, la gente ha fatto la fila per comprare i biglietti, nessuno si sognerebbe mai di guardare un atleta paralimpico con compassione. No, qui un atleta paralimpico è un atleta: e basta".