La figlia neonata di una detenuta dell'Icam, l'Istituto a custodia attenuata per detenuti madri, ha rischiato di morire per asfissia. A salvarla è stata una guardia penitenziaria che ha avuto la prontezza di portarla di corsa in ospedale, dove poi è stata curata dai medici. Il nome dell'agente è Rinaldo Rugiano, assistente capo della polizia penitenziaria che, lasciando in custodia le detenute sotto sua sorveglianza a un collega, ha preso in braccio la bambina già cianotica ed è corso verso la clinica Macedonio Melloni consegnandola ai medici che l'hanno strappata alla morte praticando l'iperventilazione. Il fatto, che risale all'ottobre scorso, è stato riportato dalla testata "Milanotoday".

Le parole dell'agente Rugiano

Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede si è congratulato di persona con l'agente-eroe attraverso una telefonata: "Sono molto onorato di aver ricevuto la chiamata dal ministro, non me lo aspettavo", ha detto l'assistente capo a "Milanotoday". Il 46enne di Sant'Agata dei Goti, paese in provincia di Benevento, ricostruisce gli eventi di quella giornata: "Ero in turno 17-23 e verso le 21 una delle detenute ci ha segnalato che la figlia, di poche settimane, aveva sempre più febbre". Non essendoci un presidio medico, l'agente si era attivato subito per chiedere aiuto ma mentre che cercava di mettersi in contatto coi soccorsi, la madre della piccola ha iniziato a urlare, spaventata dalle condizioni della figlia che aveva smesso di respirare: "L'unica cosa da fare era salvare la bambina e non c'era alternativa". L'uomo ha così preso in braccio la bambina ed è corso al pronto soccorso, arrivando appena in tempo affinché la piccola avesse almeno una chance per salvarsi, fortunatamente colta.