(Matteo Cattini – capitano della nazionale italiana paralimpica di pesistica)
in foto: (Matteo Cattini – capitano della nazionale italiana paralimpica di pesistica)

Perdere una gamba, senza perdere la voglia di vivere. La storia del 35enne Matteo Cattini, capitano della nazionale italiana paralimpica di pesistica originario di Motteggiana, in provincia di Mantova, è la dimostrazione che è possibile rialzarsi dopo ogni caduta. E Matteo di cadute ne sa qualcosa: nel 2008 ha subìto un'amputazione in seguito a un terribile incidente in moto, che lo ha costretto a un ricovero in ospedale di 8 mesi, di cui 3 passati interamente a letto. Dover fare i conti con traumi di questo tipo può essere devastante, non soltanto a livello fisico, ma anche e sopratutto a livello psicologico. Eppure Matteo non si è lasciato sotterrare dal peso della sciagura, risollevando la sua vita così come solleva i pesi con cui si allena ogni giorno per la società sportiva Asd Cinque Anelli di Suzzara. Oggi è tra gli atleti paralimpici più rappresentativi in Italia, tanto da essere stato nominato Ambasciatore dal Comitato italiano paralimpico. Ha raccontato a Fanpage.it la sua visione della vita dopo l'incidente e la determinazione che l'ha spinto ad andare oltre trasformando una disgrazia in qualcosa di straordinario.

La caduta e la risalita

"Dico sempre che senza l'incidente non avrei mai potuto realizzare ciò che ho fatto dopo". Con queste parole Matteo Cattini sintetizza il suo pensiero su quanto è successo e su come sia cambiata la sua realtà quotidiana dopo lo schianto in motocicletta. "Inizialmente non è stato facile – racconta Cattini a Fanpage.it – Il ricovero in ospedale, l'amputazione, la fisioterapia che non finisce mai. Mi avevano detto che avrei rischiato di morire, ma non mi sono lasciato abbattere, volevo vivere più di ogni altra cosa ed è lì che ti accorgi che perdere una gamba non significa nulla finché il cuore continua a battere. Sono sempre stato un ragazzo sportivo e nemmeno l'incidente mi ha cambiato. Nel 2009 ho ricominciato a frequentare la palestra e un anno dopo avevo già vinto la mia prima gara nazionale di pesistica, conosciuta ai più come la disciplina del sollevamento pesi. Poi nel 2012 ho visto nascere la squadra azzurra paralimpica, partecipando anche alla prima gara internazionale nella storia della nostra nazionale. Il traguardo più alto in termini sportivi l'ho vissuto alle Olimpiadi di Rio 2016, dove sono stato ripescato come wild card a causa dell'esclusione dei russi".

Gli allenamenti in vista di Tokyo

In questo momento Matteo Cattini si sta giocando la partecipazione alle paralimpiadi di Tokyo 2020. Nei prossimi mesi lo attendono tutta una serie di appuntamenti internazionali validi per le qualificazioni ai giochi: dalla Nigeria alla Colombia, passando per Manchester e Dubai. L'obiettivo di Matteo è chiaramente quello di bissare l'esperienza di Rio de Janeiro e per farlo sta seguendo un programma intensivo di allenamento che prevede da 5 a 9 sessione di training a settimana. Attualmente è stato assunto come dipendente dalla Federazione italiana di pesistica (Fipe) e gli è stata data la possibilità di vivere al Centro di preparazione olimpica dell'Acqua Acetosa a Roma (Cpo). "Non cambierei nulla – spiega Matteo a Fanpage.it – è andata così, ma nella sfortuna è andata bene".

Perdere una gamba ma non sé stessi

"Vorrei che dalla mia storia le persone potessero trarre un insegnamento importante – confida Cattini a Fanpage.it – So che ci sono tanti ragazzi che si trovano ad affrontare situazioni simili alla mia, ma non tutti sono in grado di reagire. Vorrei fare passasse il concetto che anche partendo da un letto di ospedale è possibile arrivare a realizzare ciò che si vuole". Nella parole di Matteo non c'è retorica, solo parlando con lui ci si può rendere conto di quanto il suo pensiero sia sincero e spontaneo. Fa riflettere il fatto che chi come lui è costretto a vivere con una protesi, dovendo far fronte a mille difficoltà, è spesso più determinato di chi invece non ha perso un arto ma ha perso sé stesso e la voglia di essere artefice del proprio futuro. Scorrendo le foto sul profilo Facebook di Matteo si resta impressionati dal suo fisico, una macchina perfetta che va curata sotto ogni aspetto. Ma i muscoli non sono niente senza il cuore e il cervello che compensano ciò che invece è stato reciso dall'imprevedibilità del destino. Mentre le dita scorrono sulla tastiera raccontando di Matteo, nella testa risuonano le note di un celebre brano di Antonello Venditti: "Che fantastica storia è la vita".