Il Consiglio Comunale di Mantova ha revocato la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini. La mozione, presentata da Partito Democratico, Lista Palazzi e Sinistra Italiana, è stata votata dalla maggioranza nonostante i malumori della viglia, mentre hanno votato contro la revoca le opposizioni, tra cui il Movimento Cinque Stelle, Forza Italia e Lega Nord.

In totale, la revoca alla cittadinanza onoraria per Benito Mussolini è stata votata da 17 consiglieri di maggioranza su 19 (assenti Bassoli di Sinitra Italiana e Portioli della Lista Palazzi), contro i dieci voti contrari delle opposizioni sui dodici su cui poteva contare (assenti la leghista Cappellari e la civica Bulbarelli, quest'ultima uscita prima del voto in aula).

Massimo Allegretti, presidente del consiglio comunale in forza al Partito Democratico, alla fine ha deciso dunque non di votare per la revoca: inizialmente, infatti, Allegretti aveva parlato di "un gesto fuori tempo massimo perchè la storia ha già emesso la sua sentenza di condanna". Un gesto che arriva dopo quasi cent'anni: era il 21 maggio del 1924 quando Mantova concesse la cittadinanza onoraria al Duce, quando la città era amministrata da Cesare Genovesi del Partito Nazionale Fascista.

Quella della cittadinanza onoraria a Benito Mussolini è una vicenda che accomuna molte città d'Italia, che negli anni in cui il fascismo aveva preso il potere facevano a gara a concederla a colui che qualche anno dopo si proclamò "Fondatore dell'Impero" e che portò l'Italia nel grande massacro della Seconda Guerra Mondiale, facendola poi sprofondare nella guerra civile. Altre città, però, si sono già mosse per revocarla: prima di Mantova, era successo già a Torino, Pisa e Crema. Discussione ancora in corso a Bergamo, dove ad ottobre Giorgio Gori spiegò, oggi candidato del Pd alla Regione Lombardia: "La cittadinanza lasciamola come monito, proporne la cancellazione è un errore che denuncia una mancanza della necessaria distanza dai fatti della storia".