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Un commento ironico e pungente o una frase diffamatoria, che lede "l’onorabilità e l’immagine"? Si gioca su queste due diverse interpretazioni di una frase scritta in chat la battaglia giudiziaria tra una mamma milanese e la direttrice scolastica di un asilo privato del centro di Milano. La vicenda, raccontata dal "Corriere della sera", è abbastanza chiara nella sua dinamica. A fine maggio la mamma aveva scritto nella chat dei genitori dell'asilo un commento tagliente riferito a presunti flirt della direttrice dell'asilo. La frase incriminata: "Ma dai, chi vuoi che se la pigli…", per il tipico meccanismo di viralità dei social network è uscita al di fuori della ristretta cerchia della chat, arrivando fino alle orecchie della diretta interessata. Poco dopo, l'avvocato dell'asilo, che fa parte di un istituto privato paritario del centro città, ha inviato alla mamma autrice del commento una raccomandata, nella quale la informava dell'immediata espulsione dei suoi figli dall'istituto. Il "recesso per giusta causa" è stato motivato proprio "a seguito dei gravissimi fatti avvenuti nell’ambito della chat istituzionale dei genitori". Nella missiva la scuola si è anche riservata "ogni legittima azione per tutelare l’onorabilità e l’immagine della coordinatrice" e ha ipotizzato possibili richieste danni.

A fare le spese di questa schermaglia tra la loro madre e la direttrice scolastica sono stati i figli della donna: la più grande, di quattro anni, a pochi giorni dalla fine dell'anno scolastico è stata espulsa e si è dovuta iscrivere a un'altra materna. Il figlio più piccolo, di due anni, l'anno prossimo avrebbe dovuto iscriversi all'asilo, ma ora non potrà più farlo per il "veto" dell'istituto. La mamma non si è data per vinta: tramite i suoi avvocati ha denunciato quelli che reputa "comportamenti ritorsivi, ingiustificati (contrattualmente) e manifestamente sproporzionati" nei confronti della figlia, "allontanata dai compagni durante l’orario di lezione e messa in disparte fuori dalla classe con tutti i suoi effetti personali, cosa che ne ha destato il disorientamento". E a sostenere la battaglia della donna c'è anche la politica: il deputato della Lega Daniele Belotti ha infatti chiesto chiarimenti all’Ufficio scolastico regionale per il "trattamento ritorsivo e spropositato" ricevuto dalla mamma, chiedendo alla direttrice dell'ufficio, Delia Campanelli, di "accertare la veridicità dei fatti e, nel caso, prendere provvedimenti a tutela della bambina".