Roberto Maroni
in foto: Roberto Maroni

Roberto Maroni è stato condannato ad un anno di carcere ed a 450 euro di multa: l'ex-governatore della Regione Lombardia, già Ministro dell'Interno, era tra gli imputati nella vicenda che ipotizzava presunte pressioni indebite per far ottenere a due sue ex-collaboratrici, un viaggio a Tokyo ed un contratto di lavoro, quando Maroni era in carica al Viminale.

L'ex-governatore lombardo della Lega si è detto "sollevato", in quanto riconosciuto colpevole di un solo capo d'imputazione, per il quale comunque non andrà in carcere in quanto la pena sarà sospesa. "L'induzione indebita, parente stretto della concussione e tra i reati più gravi che possono essere contestati ad un politico", ha fatto sapere il legale di Maroni, è infatti caduta. Da quell'accusa è stato assolto "perché il fatto non sussiste". Il pubblico ministero aveva invece chiesto per Maroni due anni e mezzo, per Ciriello due anni e due mesi, per Gibelli un anno e otto euro di multa e per Carluccio dieci mesi e ottocento euro di multa. "Vengo assolto e condannato allo stesso tempo. Un colpo al cerchio e una alla botte. Sono deluso, ma non mi scoraggio. Ribadisco la mia totale estraneità a qualsiasi comportamento illecito e proprio per questo sono certo che in appello verrò completamente assolto". Questo il commento a caldo di Roberto Maroni in merito alla sentenza del Tribunale di Milano.

Roberto Maroni è stato dunque condannato solo per "turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente", in quanto secondo l'accusa avrebbe esercitato pressioni per far ottenere un contratto di collaborazione con Eupolis, ente di ricerca della Regione, ad una delle sue collaboratrici. Oltre a Maroni, condannato a dieci mesi e venti giorni di carcere, oltre a trecento euro di multa, l'ex segretario generale della Regione Lombardia Andrea Gibelli, nonché a sei mesi e duecento euro di multa Mara Carluccio, l'unica alla quale siano state riconosciute le attenuanti generiche. Pene che restano comunque sospese per tutti gli imputati, con interdizione dai pubblici uffici per Maroni, Ciriello e Gibelli per la durata della pena.