La moschea di via Cavalcanti a Milano è abusiva. Lo ha confermato in via definitiva la Corte di Cassazione che ha condannato Abu Hanif P., primo rappresentante della ‘Bangladesh cultural and welfare association', ha commesso un "reato edilizio" quando ha commissionato i lavori per trasformare il magazzino di via Guido Cavalcanti 8 in luogo di culto, senza ottenere i necessari permessi dal Comune di Milano.

Milano, la moschea di via Cavalcanti è irregolare: gestore condannato in Cassazione

La vicenda è nota a Milano. Inizia con l'idea di creare un luogo di culto per i musulmani del quartiere, non lontano dalla Stazione Centrale. Per questo un cittadino bengalese ha trasformato i sotterranei di un condominio in una moschea, che in breve è diventata un punto di riferimento in particolare per la comunità bengalese. Ma i problemi sono iniziati da subito. I residenti del palazzo, costretti a convivere con il centro di preghiera, hanno presentato esposti e denunce alla Procura e alle autorità.

Norme comunali e legge regionale anti moschee: anni di caos sui luoghi di culto a Milano

A rendere più incerta la situazione c'è stato il fallimento dei tentativi del Comune, negli anni della giunta di Giuliano Pisapia, di regolamentare i luoghi di culto in città. Tentativo affossato anche per gli effetti della legge regionale (non a caso ribattezzata ‘anti moschee') che prevede degli oneri burocratici aggiuntivi per il cambio di destinazione di uno stabile a luogo di preghiera. In questo contesto di grande confusione normativa è rientrata la vicenda giudiziaria della moschea di via Cavalcanti. La Bangladesh cultural and welfare association, d'altra parte, non ha mai agito di nascosto. Si è iscritta all'Albo delle associazioni e organizzazioni religiose di Palazzo Marino ed era stata ammessa al bando per la costruzione di una nuova moschea in zona via Padova (progetto poi bloccato per effetto della legge regionale anti moschee).

La sentenza della Cassazione è stata accolta con soddisfazione dal centrodestra milanese. "Le regole vanno rispettate da tutti, anche dalla comunità musulmana – ha commentato presidente del Municipio 2 Samuele Piscina (Lega)  -. Non si può infatti tollerare che un luogo adibito a magazzino senza vie di fuga o condotti di areazione venga utilizzato come spazio di ritrovo da centinaia di persone o addirittura come sede di una sorta di scuola estiva per bambini musulmani".