Si chiamava Gabriele Di Guida, aveva 25 anni, lavorava in una ditta di Sulbiate, in provincia di Monza e Brianza, dove un giorno di aprile dello scorso anno una macchina robot lo ha stritolato tra i suoi rulli e lo ha ucciso. Una morte sul lavoro atroce, una delle tante nel "bollettino di guerra" delle morti bianche. Una strage che è ripresa anche dopo l'emergenza coronvirus.

La madre di Gabriele, Ester Intini, a quattordici mesi dalla tragedia ha affidato al quotidiano La Stampa la sua richiesta di giustizia: "È morto da solo, ma io non lo lascerò da solo, voglio delle risposte". 

Gabriele era assunto da due mesi in una ditta di logistica e packaging. Anche se aveva un contratto di prova, era stato già promosso. L‘incidente è avvenuto mentre l'operaio stava  occupandosi della pulizia. Per qualche motivo i rulli non si sono fermati e hanno schiacciato e ucciso sul colpo il 25enne. Come è potuto succedere? Dopo più di un anno la famiglia ancora non ha una risposta. Gabriele è morto da solo, la macchina gli ha risucchiato la mano, poi il braccio, poi tutto il corpo. Nessuno ha sentito le urla, quando i colleghi se ne sono accorti e hanno chiamato i soccorsi era già tardi, del ragazzo non era rimasto quasi niente.

"Una macchina di cui non conosco il nome, a un orario che non mi è ancora dato sapere, per causa che posso solo immaginare,  in una data e in un luogo che sono le uniche cose certe, ho perso il mio ragazzo. 10 aprile 2019 Sulbiate", è la denuncia della madre di Gabriele. "Ogni martedì penso che domani sarà mercoledì e succederà ancora, e un'altra mamma si unirà a me".

I dati sugli infortuni mortali sul lavoro nel 2019 fanno spavento. Secondo un’analisi condotta dalla Cisl lombarda su dati Inail, nel 2019 sono morti 171 lavoratori in Lombardia, il 23 per cento in più di quelli registrati nel 2017. A livello provinciale, Monza e Brianza ha la maglia nera, con il 100 per cento in più dei decessi sul 2018.