Processionaria (Foto da Facebook)
in foto: Processionaria (Foto da Facebook)

In questi giorni, soprattutto in Germania e nel Nord Europa, è allarme per le processionarie. L'insetto, comunemente noto come processionaria del pino o delle querce, è un lepidottero che può essere molto dannoso per le piante, dal momento che le priva di parte del fogliame. Ma le larve di questi lepidotteri possono essere molto pericolose anche per gli esseri umani e gli animali. Allo stato larvale infatti gli insetti, che si muovono nella caratteristica disposizione a fila indiana da cui deriva il nome di processionaria, sono ricoperte da setole uncinate che possono essere rilasciate nell'aria o in caso di contatto. Se tali setole raggiungono le mucose dell'uomo o degli animali possono provocare degli effetti, visibili a distanza di 24 ore, anche gravi: si va da irritazioni, reazioni allergiche e dermatiti fino a crisi d'asma. Ancora più pericolosi gli effetti per gli animali domestici, ad esempio i cani: "In caso di ingestione, il cane potrebbe riportare danni alla lingua tali da non riuscire più ad alimentarsi in autonomia e perforazioni dell'esofago gravi al punto da provocare, nei casi peggiori, la morte dell'animale", ha spiegato a Fanpage.it la veterinaria Federica Manunta dell’Associazione Tambra.

Come si combatte la processionaria? Un altro esperto, il medico veterinario Carlo Giulianelli, spiega sul proprio sito che vi sono essenzialmente tre metodi: il primo è un trattamento con insetticidi diretto sulle larve all'aperto, seguito da roghi che elimino i resti (e soprattutto le setole urticanti) riducendoli in cenere. Il secondo è la lotta meccanica: eliminare i nidi di processionaria (che possono arrivare a misurare 50-60 centimetri di circonferenza e a contenere anche 500 larve) tagliando le estremità delle piante infestate. L'ultimo metodo per combattere le processionarie è l'utilizzo di ferormoni: delle trappole simulano le sostanze rilasciate dalla femmina di falena di processionaria attraendo i maschi e riducendo così le possibilità di incontro e procreazione.

Da una startup del Comasco un nuovo metodo per combattere le processionarie

Una startup attiva dalla fine del 2018 a Lomazzo, in provincia di Como, ha escogitato un nuovo modo per combattere questi pericolosi insetti. Lo fa combinando insieme le biotecnologie e i droni. Si chiama Fitobiotech ed è stata fondata dall'architetto Mattia Romani, che ha avuto un'intuizione semplice ma geniale: andare a eliminare i nidi lì dove si trovano, cioè sulle conifere, senza tagliare le piante. Il particolare drone utilizzato da Fitobiotech, dal peso di 8,8 chilogrammi, riesce a volare a diversi metri d'altezza e, con l'ausilio di una sorta di ago (da cui il nome del drone, Stinger) inietta il prodotto fitosanitario disinfestante direttamente nel nido della processionarie, evitando la dispersione delle setole urticanti. I prodotti utilizzati dalla startup, che ha vinto il bando incubatore d’impresa promosso dalla Camera di commercio di Como, sono naturali o bioinsetticidi certificati, studiati in collaborazione con l'Università dell'Insubria, che cura l'aspetto del progetto legato alla ricerca. "Siamo in una fase in cui ci stiamo facendo conoscere – ha spiegato Mattia Romani a Fanpage.it – dopo aver vinto il bando siamo stati per un anno all'interno dell'incubatore Innovation Hub Como next e siamo operativi dalla fine del 2018". L'idea di utilizzare droni per combattere le processionarie è venuta dall'osservazione diretta del problema: "Sono un architetto specializzato in paesaggi naturali e nel 2016 ho visto nella zona del parco dell'Alto Garda aree pesantemente infestate. Così ho pensato di utilizzare i droni, utilizzati solitamente per fare video o riprese, per eliminare il problema". Lo "stinger" si posiziona davanti ai nidi e, grazie all'iniettore, introduce all'interno dei nidi il fitosanitario evitando pericolose dispersioni. Nel giro di due-tre settimane le larve muoiono: il nido scompare poi nel giro di due tre mesi grazie all'azione delle piogge e degli agenti atmosferici. Grazie all'utilizzo dei droni "non c'è rischio sanitario per gli operatori e non c'è il pericoloso cumulo di nidi", spiega Romani, che ai problemi già noti causati delle processionarie ne aggiunge un altro: "La presenza di nidi sulle chiome degli alberi aumenta il rischio di incendi".

La startup ha già effettuato diversi interventi sia in aree boschive sia in centri urbani. L'utilizzo dei droni (tutti abilitati dall'Enac, Ente nazionale aviazione civile) secondo gli esperti può essere un modo intelligente nonché innovativo per la lotta alla processionaria: un insetto che, a causa dei cambiamenti climatici, ma anche dell'inquinamento luminoso, rischia di diffondersi sempre di più non solo nell'Europa centrale e del Nord ma anche nel nostro Paese, dove trova condizioni climatiche favorevoli alla sua proliferazione, facilitata anche dal fatto che non ha nemici naturali.