28 Ottobre 2019
17:30

Inquinamento ambientale alla Caffaro di Brescia: ci sono 8 indagati

Sono otto le persone indagate nell’ambito della duplice inchiesta della procura di Brescia sui nuovi casi di inquinamento dell’azienda chimica Caffaro. Si tratta di manager e commissari coinvolti nella gestione del sito di interesse nazionale: l’iscrizione è stata necessaria per permettere accertamenti irripetibili.
A cura di Chiara Ammendola
L’azienda Caffaro di Brescia
L’azienda Caffaro di Brescia

Sono otto le persone iscritte nel registro degli indagati dalla procura di Brescia nell'ambito dell'inchiesta sui nuovi casi di inquinamento ambientale alla Caffaro, azienda chimica di Brescia. Le accuse sono di inquinamento ambientale e gestione non autorizzata dei rifiuti. Tra gli indagati c'è anche Roberto Moreni, commissario straordinario del sito di interesse nazionale che è indagato per la fuoriuscita di mercurio da un capannone posto sotto sequestro nelle scorse settimane, così come Marco Cappelletto, commissario liquidatore di Caffaro Chimica.

Indagati per inquinamento da cromo VI e mercurio

Gli altri nomi sono quelli di Fabrizio Pea e Alfiero Marinelli, delegato per l'ambiente e la sicurezza dell'azienda. In merito all'inchiesta sul cromo esavalente fuoriuscito da tre vasche sono invece accusati di inquinamento Donato Todisco, proprietario del gruppo Chimica Fedeli, l'amministratore delegato Alessandro Quadrelli, il direttore generale Alessandro Francesconi e il direttore dello stabilimento di via Milano Vitantonio Balacco. L'iscrizione è un atto dovuto della Procura per permettere nuovi accertamenti irripetibili.

Nel mirino ci sono commissari e manager

I due fascicoli, che probabilmente verranno unificati, erano stati aperti a carico di ignoti sul caso Caffaro: il primo riguarda le concentrazioni oltre i limiti di legge di cromo esavalente, il secondo sulla presenza di mercurio in uno dei capannoni dismessi. Ora la stretta sulle indagini per individuare i responsabili. Solo due giorni fa l'Arpa, l'Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, ha rilevato che vi è ancora una concentrazione fuorilegge di cromo esavalente all'interno di alcuni capannoni dell'azienda, nonostante fosse stata disposta la chiusura dalla provincia. Da qui oggi l'iscrizione nel registro degli indagati per permettere gli accertamenti alla Procura.

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