Vino e pesce solo di provenienza regionale negli agriturismi della Lombardia. La norma "autarchica" è stata proposta dal centrodestra in Consiglio regionale e approvata a maggioranza. Previsto anche un tetto massimo di 160 pasti al giorno e non più di 100 posti d’alloggio, per garantire "una particolare attenzione alla valorizzazione della cucina tradizionale e ai prodotti del territorio" con un articolo ad hoc per l’enoturismo. Le regole "sovraniste" per gli agriturismi lombardi sono tra le novità introdotte dalla modifica della legge regionale 31 , testo unico in materia di Agricoltura, Foreste, Pesca e Sviluppo rurale, approvata al Pirellone con 43 voti a favore, un contrario e 26 astenuti . Il testo interviene su due diverse materie inserendo nuove disposizioni sul florovivaismo e aggiornando, con modifiche, la disciplina dell’agriturismo.

L'80 per cento dei prodotti messi in tavola deve essere lombardo

La somma dei prodotti proprio e quelli del territorio non deve essere inferiore all’80% del totale dei prodotti utilizzati durante l’anno. Nel restante 20% non possono essere compresi prodotti ittici di provenienza marina  e vini provenienti da altre regioni, (fatta eccezione per vini provenienti da aziende agricole non lombarde, contigue alla provincia dove ha sede l’azienda agrituristica). "Si evidenzia di come sulle tavole degli agriturismi sarà presente solo vino e pesce lombardo al 100 per cento. Limitatamente alle colazioni, e questa risulta essere una novità, si stabilisce che deve essere garantito un apporto di prodotti propri non inferiore al 40 per cento", spiega il Consiglio regionale in una nota.

Critico il Partito democratico: È un daspo contro i vini delle altre regioni

Il gruppo regionale del Pd ha confermato il voto di astensione già espresso in commissione proprio perché critico su questa norma. "Ci pare questa una chiusura eccessiva: perché non è possibile somministrare vino che proviene da altre regioni? Non ha alcun senso. Un discorso è valorizzare i nostri prodotti, cosa che viene fatta nell’80 per cento dei casi. Altro aspetto è vietare vini di altre regioni nel restante 20 per cento. È come dare una sorta di ‘daspo’ al Morellino di Scansano solo perché toscano o al Picolit solo perché friulano”, commenta il consigliere Matteo Piloni, capogruppo dem in commissione Agricoltura. "D’ora in poi, se mi recherò a Mortara, in provincia di Pavia, in un agriturismo, sarà vietato per quell’azienda offrirmi del vino che proviene dalla provincia di Cuneo, cioè da una Regione, il Piemonte, che dista pochi chilometri. Per quale motivo? Insomma, la sintesi di questa scelta è che quando l’ideologia prevarica il buon senso, si fanno cattive regole”.