Il prossimo 7 dicembre compirà settant'anni e lascerà la magistratura per raggiunti limiti di età. Va in pensione Ilda Boccassini, il pm di Milano che è stata protagonista di tanti processi da prima pagina, su tutti quelli che hanno coinvolto Silvio Berlusconi. La prossima settimana il plenum del Consiglio superiore della magistratura dovrebbe approvare il provvedimento di collocamento a riposo a decorrere dal compimento dei 70 anni. Boccassini è stata negli ultimi anni coordinatrice della Direzione distrettuale antimafia e in passato è stata tra i magistrati che si sono occupati delle stragi di Capaci e via D'Amelio.

Ilda Boccassini, dall'inchiesta Duomo Connection alle stragi di Capaci e Via D'Amelio

Entra in magistratura nel 1979, prima a Brescia e poi a Milano, Boccassini si occupa fin dai primi anni di criminalità organizzata. Tra le prime inchieste importanti, in collaborazione con il giudice Giovanni Falcone, c'è quella sulla Duomo Connection che svela l'allarmante livello di infiltrazione della mafia al nord. Dopo le stragi di Capaci e Via D'Amelio, nel 1992 Boccassini chiede di essere trasferita a Caltanissetta, dove indaga per due anni sugli assassini di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Dopo un passaggio alla Procura di Palermo torna a Milano. Il procuratore Francesco Saverio Borrelli le chiede di subentrare ad Antonio Di Pietro nel pool che si occupa dell'inchiesta Mani pulite.

Gli anni dei processi a Berlusconi: diventa "Ilda la rossa"

Ma è soprattutto per le inchieste (e le polemiche) riguardanti Silvio Berlusconi e Cesare Previti che Ilda Boccassini diventa famosissima. Osannata dagli avversari del leader di Forza Italia, odiata dai suoi sostenitori. Boccassini rappresenta la pubblica accusa nei processi Sme, Lodo Mondadori e Imi-Sir. Per i suoi detrattori diventa "Ilda la rossa", sia per il colore dei capelli che per il suo presunto ruolo di toga "politicizzata". Lo stesso Berlusconi la accusa ripetutamente di rappresentare una magistratura "sovietica" e "comunista". Negli stessi anni, però, Boccassini guida anche le indagini della Digos che portano all'arresto di quindici sospetti membri delle Nuove Brigate Rosse. Nel 2009 viene promossa alla funzione di Procuratore aggiunto della Repubblica.

Il processo Ruby e gli attacchi sui giornali

Il 27 maggio 2010 si apre un nuovo capitolo. Viene arrestata una giovane donna marocchina, Karima El Mahroug, nota come Ruby Rubacuori, che avrebbe compiuto alcuni furti. L'inchiesta arriva a travolgere Silvio Berlusconi, in quel momento presidente del Consiglio, che per l'accusa aveva esercitato pressioni sulla questura di Milano per fare rilasciare la ragazza. Boccassini si fa carico dell'inchiesta e nella requisitoria chiede sei anni di reclusione e interdizione perpetua dei pubblici uffici per Berlusconi, imputato per prostituzione minorile e concussione.

Proprio nei giorni più caldi dell'inchiesta Ruby arriva un duro attacco de Il Giornale, con un articolo che ricordava come Ilda Boccassini nel 1982 fosse stata sottoposta a procedimento disciplinare da parte del Csm perché sorpresa a baciarsi con un giornalista in Tribunale. Fu poi prosciolta, ma la tesi è che la Boccassini a causa di quel vecchio "scandalo" non abbia l'autorità morale per indagare su Berlusconi. La tensione sfocia nelle proteste dei parlamentari del Pdl e dei sostenitori dell'ex cavaliere davanti al Palazzo di Giustizia di Milano.

Gli ultimi anni alla guida della Direzione distrettuale antimafia di Milano

Negli ultimi anni Ilda Boccassini ha guidato la Direzione distrettuale antimafia milanese conducendo altre importanti inchieste sulla criminalità organizzata al nord. Gli ultimi mesi di servizio non sono stati facili. I rapporti burrascosi con il nuovo procuratore di Milano Francesco Greco (eletto nel maggio del 2016) , l'addio alla direzione dell'antimafia e il ritorno al ruolo di "semplice" pm all'inizio del 2018, infine la figlia indagata per omicidio stradale per aver investito un pedone in scooter, hanno ammantato con un velo di amarezza l'ultimo capitolo della sua carriera. Restano i successi innegabili, tra cui un centinaio di condanne definitive per i boss e gli affiliati delle organizzazioni mafiose.