Beppe Sala, ex amministratore unico Expo 2015.
in foto: Beppe Sala, ex amministratore unico Expo 2015.

Il sindaco di Milano Giuseppe Sala, ex amministratore unico di Expo 2015, è tra i nuovi nomi iscritti nel registro degli indagati per l'inchiesta su turbativa d'asta in merito all'appalto sulla ‘Piastra dei Servizi' dell'Esposizione universale milanese. Si tratta del più importante appalto per i lavori dove sono stati costruiti i padiglioni, ben 149 milioni di euro. Il nome Beppe Sala spunta nella richiesta di proroga di sei mesi per svolgere le indagini avanzata dal sostituto procuratore Felice Isnardi, richiesta di proroga che arriva proprio per fare le dovute verifiche sui nuovi indagati.

Dopo che la notizia ha iniziato a circolare il sindaco ha inviato una dichiarazione: "Apprendo da fonti giornalistiche che sarei iscritto nel registro degli indagati nell'ambito dell'inchiesta sulla piastra Expo. Pur non avendo la benché minima idea delle ipotesi investigative, ho deciso di autosospendermi dalla carica di Sindaco, determinazione che formalizzerò domani mattina nelle mani del Prefetto di Milano".

Nell'inchiesta figuravano già cinque indagati

Nell'inchiesta sono già indagati, anche per il reato di corruzione, Antonio Acerbo e Angelo Paris, figure apicali del management Expo, e gli imprenditori Piergiorgio Baita, presidente del gruppo Mantovani, e Erasmo e Ottavio Cinque, titolari della Socostramo, società del consorzio che si è aggiudicato l'appalto con un ribasso del 41,80%.

L'ipotesi della procura è che l'appalto fu assegnato non rispettando tutte le procedure, per fare in modo che i lavori fossero terminati in tempo per la data d'inaugurazione in una vera e propria lotta contro il tempo. Secondo gli accertamenti del Nucleo di Polizia Tributaria e della Guardia di Finanza non furono fatti tutti i controlli sull'impresa vincitrice Mantovani, in "un contesto di evidente illegalità".

Sala, secondo il Nucleo di polizia tributaria, non avrebbe avuto un comportamento "irreprensibile e lineare", tanto da far configurare l'ipotesi di reato di falso ideologico e falso materiale. E "con gradi di responsabilità diversi – scrivono le fiamme gialle – attraverso le loro condotte fattive ed omissive hanno comunque contribuito a concretizzare la strategia volta a danneggiare indebitamente la Mantovani per tutelare e garantire, si ritiene, più che la società Expo 2015 Spa il loro personale ruolo all'interno della stessa".