Il retroscena: perché Passera ha deciso di ritirarsi?

All'improvviso, Passera annuncia il suo ritiro dalla corsa a sindaco di Milano. La notizia, trapelata come indiscrezione questo pomeriggio e confermata dalla conferenza stampa convocata alle 17 nel quartier generale di via Dante, ha colto di sorpresa molte persone, i militanti del partito di Passera, soprattutto. Per le strade meneghine, a domanda specifica gli attivisti impegnati nella campagna elettorale negano questo improvviso dietrofront. Ancora probabilmente non sono stati ufficialmente informati dalla dirigenza di Italia Unica. Ma che cosa ha spinto Passera a sgombrare il campo e confluire nella coalizione di centrodestra a sostegno di Stefano Parisi? La trattativa pare non sia durata molto tempo e un'intesa era stata quasi formalmente raggiunta già due giorni fa.
Stando alle indiscrezioni riferite da fonti ben informate, l'accordo con il centrodestra meneghino sarebbe stato raggiunto in cambio di alcune concessioni: parte dei candidati individuati da Corrado Passera confluiranno nella lista civica guidata da Gabriele Albertini, ex sindaco di Milano, nonché il sindaco che nominò proprio Stefano Parisi city manager di Milano nel 1997. Sarebbero dodici i posti riservati ai candidati di Italia Unica, capolista sarà Manfredi Palmeri, consigliere comunale di lungo corso molto conosciuto a Milano. Anche per quanto riguarda i consigli di zona, verranno "salvate" solo alcune candidature, sacrificando quelle più deboli. A Passera invece, nel caso in cui Parisi dovesse vincere le amministrative meneghine, andrebbe un assessorato esterno, ancora non è dato sapere quale.
Dietro all'improvviso dietrofront dell'ex ministro dello Sviluppo economico del governo Monti, sempre secondo indiscrezioni, ci sarebbe un disegno politico ben preciso: Passera punta a diventare l'ago della bilancia di una futura coalizione centrista alle elezioni politiche del 2018. Resosi conto del fatto che non sarebbe mai riuscito a raggiungere almeno il 10% dei voti degli elettori milanesi – gli ultimi sondaggi usciti il 30 marzo davano Italia Unica al 6/7%, percentuale già risicata, che in funzione del cosiddetto "voto utile" avrebbe potuto ulteriormente ridursi a uno stiracchiato 4%- Passera avrebbe deciso di mollare il colpo in favore di un progetto politico di più ampio respiro: non ne ha mai fatto mistero, il manager sin dalla sua discesa in campo ha sempre detto di puntare ad un ruolo, la presidenza del Consiglio. E in quest'ottica, il suo ritiro sarebbe infatti legato a una nomina importante, a un ruolo di primissimo piano in ottica nazionale, molto probabilmente un ministero o una candidatura a capolista del futuro listone di coalizione composto da Forza Italia e partiti centristi.
La notizia dell'improvviso dietrofront, dopo quasi un anno di incessante campagna elettorale e soprattutto in seguito all'ultimo comunicato stampa diramato solo due giorni fa da IU – in cui veniva ribadito l'impegno di Passera e la necessità di avere una candidatura indipendente per i cittadini milanesi, non è stata ben accolta da buona parte dei militanti di Italia Unica che, delusi, arrivano a definire scorretto il comportamento dell'ex ministro del governo Monti. Una scorrettezza che ha il sapore della presa in giro.