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6 Febbraio 2020
16:32

“I richiedenti asilo non sono clandestini”: Lega Nord condannata per discriminazione a Saronno

La Lega Nord è stata condannata dalla Corte d’Appello di Milano – che ha confermato la sentenza di primo grado – per discriminazione a causa di quanto scritto in alcuni manifesti nell’aprile del 2016 a Saronno (Varese). In quell’occasione, l’allora partito padano aveva etichettato i “richiedenti asilo” come “clandestini”. Il Carroccio, ora, dovrebbe pagare cinquemila euro a testa a due associazioni che aiutano gli stranieri in Italia, ma il cambio del nome del partito (ora solo “Lega”) lascia in sospeso la questione su chi dovrà sostenere le spese.
A cura di Filippo M. Capra
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(immagine di repertorio)
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La Corte d'Appello di Milano ha condannato la "Lega Nord" per discriminazione, confermando la sentenza arrivata in primo grado. Il partito è stato riconosciuto colpevole del reato per aver affisso a Saronno, cittadina in provincia di Varese, alcuni manifesti in cui i richiedenti asilo venivano etichettati come "clandestini". I fatti risalgono all'aprile del 2016, quando l'allora Governo Renzi era stato "accusato" di voler mandare "32 clandestini" proprio nella cittadina del Varesotto.

Lega Nord condannata a pagare 10mila euro di sanzione

Secondo i giudici della Corte milanese Canziani-Troiani-Grazioli, l'espressione "clandestini, ha carattere discriminatorio". Inoltre, i medesimi hanno motivato la sentenza in difesa dei richiedenti asilo, sottolineando che sono "soggetti che hanno chiesto l'accertamento del diritto" di rimanere nel Belpaese. Le motivazioni sono solitamente riconducibili al "pericolo di persecuzione" nel loro Paese di origine, e non è quindi "ammissibile" considerarli clandestini e utilizzare questa espressione per descriverli. La conferma della condanna è arrivata dopo il ricorso – accolto – dell'Asgi (Associazione studi giuridici sull'immigrazione) e del Naga (onlus che si impegna per i cittadini stranieri in Italia), che ora dovranno ricevere cinquemila euro a testa dal Carroccio.

Resta da capire chi pagherà

Ora bisognerà però capire chi pagherà effettivamente le sanzioni alle due associazioni, considerando che recentemente il partito prima chiamato "Lega Nord" ha cambiato nome diventando semplicemente "Lega". La sentenza, infatti, condanna il vecchio partito, quello fondato da Umberto Bossi, e non quello "nuovo" con la denominazione voluta fortemente da Matteo Salvini, con cui ha lasciato alla "Lega Nord" il pagamento dei 49 milioni di euro di rimborsi ritenuti illegittimi dalla giustizia italiana.

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