Dopo un weekend poco sereno, trascorso ad osservare impotente gli assembramenti dei propri concittadini davanti a pub e locali, il sindaco di Bergamo Giorgio Gori ha commentato il comportamento dei bergamaschi spiegando che "un diffuso senso di sollievo si traduce nel desiderio di stare fuori, quindi in un nuovo problema".

Gori: Decessi molto più numerosi dei dati ufficiali

Intervistato da La Stampa, Gori ha ripercorso il primo weekend dopo le riaperture del 18 maggio, dicendo che "venerdì sera è stato faticoso, con piazze strapiene. Sabato la pioggia ha aiutato a non riempirle, domenica è stata molto più tranquilla". Intanto il sindaco fa i conti anche con le conseguenze economiche dell'emergenza sanitaria che ha portato il Paese ad un lockdown totale durato sino al 4 maggio scorso: "Dal punto di vista economico – spiega il sindaco della città orobica -, una stima parla di tremila posti di lavoro persi, ma secondo me è troppo ottimistica". Il primo cittadino bergamasco parla poi del tragico dato dei decessi, per cui "all'anagrafe, dal primo marzo, contiamo 670 morti in più rispetto al 2019". "È come se dove è nata l'epidemia, a Wuhan, che è cento volte più grande di Bergamo, ci fossero stati 65 mila morti", ha commentato Gori, prima di chiosare con un dubbio condiviso da molti: "I decessi sono stati molto più numerosi perché le statistiche contano solo chi ha fatto il tampone, ovvero una minoranza". Nelle ultime due rilevazioni, stando ai bollettini ufficiali diramati dalla Regione Lombardia, nella provincia di Bergamo sono state trovate positive rispettivamente 102 e 72 persone, tra sabato 23 e domenica 24 maggio.