Giulio Gallera, assessore al welfare di Regione Lombardia
in foto: Giulio Gallera, assessore al welfare di Regione Lombardia

Non fa un passo indietro l'assessore al Welfare della Lombardia Giulio Gallera nel difendere il suo operato e quello della giunta di Attilio Fontana nella gestione dell'emergenza Coronavirus. Gallera, anche questa mattina, lunedì 1 giugno, ha ribadito che "abbiamo sempre agito al meglio delle nostre possibilità", anche perché "la scienza non ci ha dato un'indicazione chiara, precisa e puntuale su cui agire". L'assessore, poi, ha detto che "arriverà il momento in cui si rifletterà su tutto a mente serena".

Gallera: Gli esperti dicevano tutto e il suo contrario

L'assessore "punta il dito" contro i "fior di esperti che dicevano tutto e il contrario di tutto nella stessa giornata", in una regione in cui "è esplosa una vera e propria bomba che ha trovato tutti impreparati". A dar manforte alle sue argomentazioni, Gallera cita "immagini di quello che è successo in altre nazioni che avevano già l’esempio di quello che era successo in Lombardia", riferendosi alla Spagna, agli Stati Uniti e alla Gran Bretagna. Il giudizio finale, comunque, spetterà alla scienza e ai tecnici, che approfondiranno "quello che abbiamo fatto rimettendoci alla loro valutazione".

L'assessore: Non ha senso parlare di passaporto sanitario, non esiste

In collegamento con Mattino Cinque, l'assessore alla Sanità lombarda ha parlato poi dei cosiddetti passaporti sanitari, richiesti a gran voce da alcuni governatori di Regione. "Non si può parlare di passaporto sanitario anche perché ricordiamoci che il test ematico sierologico riguarda soltanto una fotografia: se hai avuto una malattia", ha detto Gallera, riferendosi ad un accertamento ulteriore rappresentato dal tampone che "è la fotografia di un momento". Quindi, per l'esponente della giunta di Fontana, "il passaporto sanitario è uno strumento che non ha nessun fondamento come evidenziato dal Ministero e da tutti gli esperti", motivo per cui offre una soluzione alla libera circolazione interregionale, ovvero quella di alcune Regioni secondo cui bisognerebbe "attrezzarsi per fornire un servizio sanitario con ambulatori, con strutture in grado di accompagnare chi sta male e per potere monitorare lo stato di salute".