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Fornitura di camici alla regione Lombardia, indagato il cognato di Fontana

Il cognato del presidente Attilio Fontana, Andrea Dini, titolare della società Dama srl, è indagato dalla procura di Milano per turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente in merito all’inchiesta sulla fornitura di camici alla regione Lombardia. Con lui risulta indagato anche Filippo Bongiovanni, dg della società Aria, la centrale di acquisti regionale.
A cura di Chiara Ammendola
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Il presidente Fontana
Il presidente Fontana

Andrea Dini, il titolare della società Dama srl e cognato del governatore Attilio Fontana risulta indagato dalla procura di Milano per il reato di turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente in merito all'inchiesta sulla fornitura di camici alla regione Lombardia durante l'emergenza Covid. Con le stesse accuse è indagato anche Filippo Bongiovanni, dg della società Aria, la centrale di acquisti regionale.

Secondo quanto riportato da Ansa sarebbero stati ascoltati dai pm come testimoni l’assessore Raffaele Cattaneo e Francesco Ferri presidente di Aria. Intanto questo pomeriggio i militari del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria, su delega della Procura, si sono presentati in Regione Lombardia per acquisire la documentazione relativa ai contratti di fornitura di camici durante l’emergenza Covid da parte della Dama spa, la società varesina di cui la moglie del presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana detiene una quota e che è gestita dal fratello della donna, cognato del governatore.

In merito alla fornitura di camici a regione Lombardia lo scorso 9 giugno la procura di Milano ha aperto una inchiesta per turbativa d'asta. Il caso era stato sollevato ai primi di giugno da un reportage della trasmissione televisiva Report, che aveva scoperto un ordine di camici e protezioni da 513mila euro partito il 16 aprile da Aria, la centrale acquisti di Regione Lombardia e destinato alla Dama spa, azienda che detiene il marchio Paul&Shark. Nell'ordine era contemplato il pagamento tramite bonifico entro 60 giorni dalla data di fatturazione, ma il 22 maggio l'azienda del cognato del governatore aveva stornato le fatture rendendo di fatto la fornitura di materiale sanitario, 75mila camici e settemila set con calzati e cappellini, una donazione vera e propria. Ed è proprio sulle tempistiche che si è interrogata la trasmissione televisiva Reporta prima e la procura dopo aprendo una inchiesta nella quale oggi risulta iscritto Andrea Dini.

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