Il presidente Fontana
in foto: Il presidente Fontana

"Ecco la verità: se la dottoressa Malara non avesse violato i protocolli ministeriali non avremmo scoperto il virus. Studi sierologici e lettura a posteriori delle cartelle cliniche confermano la presenza del virus sul territorio già da diversi mesi. I medici hanno fatto il loro dovere. I protocolli erano sbagliati", a dirlo è il presidente della regione Lombardia, Attilio Fontana, in un post pubblicato su Facebook questo pomeriggio.

Il governatore lombardo ha puntato il dito contro i protocolli e contro il fatto che le regione non siano state messe in allerta nei giorni precedenti alla diffusione del Coronavirus: "Noi abbiamo combattuto un nemico a mani nude mentre lui usava le armi più subdole per sconfiggerci", ha aggiunto durante un intervento televisivo. "Ringraziamo ogni giorno la dottoressa di Codogno che, contravvenendo al protocollo, il 20 febbraio ha eseguito quel tampone rintracciando il primo paziente positivo in Lombardia – ha spiegato Fontana – il suo coraggio ci ha concesso di capire che dovevamo attivarci per affrontare un'emergenza da molti ampiamente sottostimata".

Parole che rispondono indirettamente ai dati forniti dall'Agenzia per la tutela della salute di Bergamo e dall'Azienda socio sanitaria territoriale di Bergamo Est al consigliere regionale lombardo Niccolò Carretta secondo cui già prima dei due casi "bergamaschi" ufficiali di Coronavirus, scoperti ad Alzano il 23 febbraio, nell'ospedale c'erano stati 110 casi di polmoniti sospette. Ai 18 ricoveri di novembre ne sono seguiti 40 a dicembre e 52 a gennaio, tutti con codice di diagnosi 486, ossia "polmonite, agente non specificato" sulle quali però non sarebbero stati fatti approfondimenti.