L'assessore regionale lombardo Stefano Bruno Galli è indagato per il reato di riciclaggio, nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Genova sui 49 milioni di euro confiscati in via definitiva alla Lega. L'esponente della giunta del governatore Attilio Fontana, con le deleghe a Cultura e Autonomia, è un accademico e uno studioso di federalismo, del costituzionalismo, del nazionalismo. È da sempre in prima linea nella battaglia per l'autonomia e nell'ultimo anno e mezzo ha condotto le trattative con i governi di Roma sul tema, battagliando prima con l'esecutivo giallo-verde e poi con l'attuale a guida Pd-M5S.

Chi è Stefano Bruno Galli, assessore lombardo all'Autonomia e Cultura

Galli, 53 anni, insegna alla facoltà di Scienze politiche della Statale di Milano, dove tiene i corsi di storia delle dottrine politiche e teorie e storia della democrazia. Ha al suo attivo molte pubblicazioni. È entrato nell'esecutivo regionale dopo le elezioni del 2018, dove era candidato con la Lista Fontana. Nell'ultimo anno e mezzo si è incaricato di difendere, per usare le sue stesse parole, "il grande popolo lombardo che in materia di autonomia differenziata si è chiaramente espresso con il referendum del 22 ottobre 2017".

Indagato per riciclaggio: nel mirino operazioni compiute con l'associazione "Maroni Presidente"

Galli è indagato per aver compiuto operazioni, attraverso l'associazione "Maroni Presidente", su una parte delle somme di denaro provento dei reati di truffa aggravata per il conseguimento di azioni pubbliche, contestati dagli inquirenti all'ex leader del Carroccio Umberto Bossi e dall'ex tesoriere Francesco Belsito. Le perquisizioni della guardia di finanza hanno riguardato anche due società, la "Boniardi Grafiche Srl" a Milano e la "Nembo SrL" con sede a Monza che hanno fornito servizio per le campagne elettorali della Lega.

L'inchiesta genovese

L'inchiesta genovese nasce da quella sui rimborsi elettorali illeciti che la Lega avrebbe ottenuto ai danni del Parlamento tra il 2008 e il 2010, falsificando rendiconti e bilanci. Il processo si è concluso lo scorso 6 agosto con una sentenza della Cassazione, che oltre ad avere stabilito la prescrizione per i reati per Umberto Bossi e per il tesoriere Belsito, ha confermato la confisca dei 49 milioni. Da settembre il Carroccio sta restituendo la somma a rate. La nuova indagine dei magistrati genovesi riguarda il presunto riciclaggio di parte di quei fondi.