Una maxi truffa ai danni dell'Unione europea ideata per ottenere i contributi comunitari per il sostegno delle imprese agricole in montagna. La guardia di finanza di Menaggio (Como), a conclusione di un'indagine coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica di Sondrio, Stefano Latorre, ha smascherato un articolato sistema messo in piedi da 98 persone.

Truffa all'Unione europea: indagate 98 persone in Lombardia

Sette persone residenti nelle province di Sondrio, Como e Cremona sono indagate per associazione per delinquere. Altre 91 persone, titolari di altrettante aziende agricole lombarde, venete e piemontesi, devono rispondere di truffa aggravata finalizzata all’indebito conseguimento di contributi europei. Nei loro confronti è stato disposto un sequestro preventivo di beni per un importo superiore ai 10 milioni di euro.

Gli autori della truffa hanno sfruttato i regolamenti comunitari che prevedono contributi per le imprese agricole che assicurino il mantenimento dei terreni in buone condizioni agronomiche e ambientali attraverso il pascolo del prato, quindi grazie alla presenza fisica del bestiame sui terreni .

La truffa scoperta grazie alle segnalazioni degli allevatori locali

I finanzieri con l'operazione ‘Montagne d’euro' hanno scoperto, grazie alle segnalazioni di alcuni allevatori, che alcuni pascoli venivano concessi in affitto dai comuni ad aziende agricole non locali, che pur non portando gli animali in quota riuscivano così ad ottenere i benefici previsti dalla normativa europea.

I membri del gruppo criminale, diretto da sette persone e due società, rastrellavano i territori montani di proprietà degli enti comunali dell’alto lago di Como e della Bassa Valtellina, stipulando contratti di affitto agrario degli alpeggi. Poi subaffittavano i pascoli ad aziende agricole attive in pianura, offrendo i documenti per poter richiedere all’Unione Europea i contributi senza in realtà utilizzare i terreni.

Guardia di finanza: Totale disinteresse al mantenimento dei pascoli

Dalle indagini è emerso, spiegano i militari, il "totale disinteresse delle aziende agricole rispetto al mantenimento dei terreni". L'unica preoccupazione delle 91 aziende coinvolte nell'inchiesta era quella di dimostrare sulla carta il rispetto dei vincoli comunitari. Spicca tra gli altri il caso di pastore indicato in venti diverse domande uniche di aiuto, "che avrebbe dovuto mantenere quindi nel medesimo periodo alpeggi situati anche in comuni distanti decine di chilometri tra loro".