Felice Maniero (Archivio LaPresse)
in foto: Felice Maniero (Archivio LaPresse)

Quando lo sono andati a prendere nella sua casa alla periferia di Brescia, dove vive con una falsa identità e i vicini lo conoscono come Luca, l'ex boss della Mala del Brenta Felice Maniero, si sarebbe messo a piangere. "Non mi arrestate, fatelo per mia figlia", avrebbe detto il leggendario esponente della criminalità organizzata italiana che per due decenni ha terrorizzato il Nord-Est dell'Italia. È accusato di maltrattamenti in famiglia, di percosse e violenze psicologiche ai danni della compagna e, grazie al nuovo protocollo Codice Rosso che tutela le donne che denunciano, è stato arrestato.

Lunedì l'interrogatorio di garanzia prima che venga decisa la convalida o meno dell'arresto. Nel pomeriggio di oggi il legale di Maniero, Luca Broli, ha incontrato il suo assistito nel carcere di Bergamo dove è stato tradotto. L'avvocato ha provato a sgonfiare i fatti di cui è imputato il suo assistito. Così in una dichiarazione all'Agi: "Dopo l'arresto ho incontrato un Felice Maniero preoccupato per le contestazioni che hanno motivato il provvedimento. In mia presenza non ha negato alcuni scontri con la compagna, ma il quadro è stato senza dubbio amplificato dal suo passato".

Felice Maniero non ha negato gli scontri andati avanti per anni con la sua attuale compagna, almeno dal 2016, ma per bocca del suo avvocato prova ridimensionare la gravità dei fatti e a dire che è colpa dello stigma che si porta dietro. "Faccia d'Angelo", come era stato soprannominato, è stato arrestato per l'ultima volta nel 1994 e nel 1995 inizia a collaborare, facendo arrestare centinaia di persone. Tornato in libertà nell'agosto del 2010 viveva fino ad oggi sotto la protezione dello Stato.