Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ex commissario unico di Expo, ha retrodatato consapevolmente i documenti sulla nomina della commissione di gara per l'appalto della piastra di Expo, con l'obiettivo di evitare "il rischio di ulteriori ritardi nell'espletamento della procedura". Lo hanno scritto i giudici del tribunale di Milano nelle motivazioni della sentenza con cui lo hanno condannato a sei mesi per falso (convertita in pena pecuniaria di 45 mila euro).

Inchiesta Expo, le motivazioni dei giudici che hanno condannato Beppe Sala

I giudici milanesi hanno riconosciuto a Sala l'attenuante dell'aver "agito per motivi di particolare valore morale o sociale", pur sottolineando che l'allora commissario di Expo ha sottoscritto i due verbali "consapevole delle illecite retrodatazioni" con lo scopo deliberato "di evitare che la questione della paventata incompatibilità" di due membri della commissione di gara per la Piastra potesse comportare il "rischio di ulteriori ritardi nell'espletamento della procedura". Un atto illecito che sarebbe stato compiuto, quindi, con lo scopo di garantire l'apertura in tempo di Expo.

Il verbale retrodatato per "assicurare la realizzazione delle infrastrutture" per Expo

Lo scorso 5 luglio i giudici della decima sezione penale avevano condannato Sala e assolto tutti gli altri imputati tra cui l'ex manager di Expo Angelo Paris, che era accusato di falso in concorso con Sala. Nelle motivazioni della sentenza viene spiegato che non è emersa "alcuna volontà di avvantaggiare taluno dei concorrenti alla gara o danneggiarne altri ma solo quella di assicurare la realizzazione in tempo utile delle infrastrutture". Il reato contestato a novembre andrà in prescrizione.