Alzano Lombardo e Nembro sono stati al centro delle cronache per quasi tutto il periodo dell'emergenza Coronavirus e oltre. Ma c'è un'altra parte della Val Seriana, quella Alta, che ha patito alla stessa maniera i danni dello tsunami Covid che si è abbattuto sulla Bergamasca. Come nei comuni di Albino, a due passi da Nembro, Fiorano al Serio e Vertova. Anche qui, come nel resto della provincia, il Coronavirus ha stravolto vite e provocato dolore. Fanpage.it ha raggiunto i sindaci dei tre paesini della Val Seriana per raccontare quel periodo buio, tra l'incertezza dei primi giorni e la sicurezza della perdita che ha ridisegnato, inevitabilmente, i connotati delle varie comunità.

È stato un massacro

"Purtroppo Vertova è uno dei paesi più colpiti. Come tutti sappiamo si parla sempre di Alzano e Nembro, ma anche spingendosi verso l’alta valle i paesi colpiti sono parecchi", racconta Orlando Gualdi, sindaco di Vertova, che spiega come "sembrava quasi che il virus si stesse spostando". Solo a Vertova, nel pieno periodo dell'emergenza durante il mese di marzo, ci sono state più vittime, 150, "che non la Prima né la Seconda Guerra Mondiale". "Un massacro", dice Gualdi, "e non ha senso chiamarlo in altro modo". A fargli eco sono i primi cittadini di Albino, Fabio Terzi, e di Fiorano al Serio, Andrea Bolandrina. "Se pensiamo che su Fiorano sono state 40 le persone decedute, un po’ meno, 37, vuol dire che ci sono parecchie persone all’interno di tante famiglie che hanno avuto delle perdite", dice il sindaco di Fiorano, mentre quello di Albino spiega che "all’inizio i casi erano concentrati solo su Nembro e Alzano. Fino a quei famosi giorni in cui si dibatteva “Zona rossa sì, zona rossa no”, avevo pochissimi casi su Albino. Infatti si parlava di Nembro e Alzano perché su quei due comuni si erano registrati un gran numero di casi, poi ahimè è dilagato anche qua ad Albino il Covid, ma era inevitabile".

Marzo 2020 sembra fin troppo lontano

Così come era inevitabile che anche i sindaci venissero travolti, costretti a rimanere in piedi, mentre la furia dell'epidemia imperversava, per le proprie comunità a combattere contro un nemico invisibile che giorno dopo giorno stava strappando alla vita amici e conoscenti. Come è capitato al sindaco Gualdi: "Il fatto che io vedevo gli amici morire e non potevo fare niente, era una cosa desolante", racconta a Fanpage.it, mentre ammette che "sono stati i tre mesi più lunghi e più brutti della mia vita". D'accordo il collega di Albino, Terzi, che ripensando al lungo marzo di quest'anno, dice che "a volte, la mattina, mi sveglio e mi sembra ancora di trovarmi nel pieno della pandemia e di dover andare a gestire il Coc (Centro Operativo Comunale, ndr), e poi ti rendi conto invece (di no, ndr). A volte invece ti sembra così lontano quel marzo 2020″. Di certo, c'è che "per noi amministratori – continua Terzi – è stato un momento molto intenso. Nessuno mai si sarebbe aspettato una situazione del genere, che ci cascasse addosso una pandemia che, dopo cent’anni, forse, qui nessuno aveva mai visto. È stata una cosa da incubo, da guerra".

Alcuni non metabolizzeranno mai

I tre sindaci di Albino, Fiorano al Serio e Vertova, convengono poi sul fatto che sono stati in tanti a sbagliare, a tutti i livelli. "Io non direi mai: ‘Rifarei tutto quello che ho fatto'. Si può sempre far di meglio. Se qualcosa non è andata per il verso giusto, va riconosciuto. Ma proprio per il futuro, per evitare di commettere lo stesso errore", spiega Fabio Terzi in riferimento alle parole del presidente della Lombardia Attilio Fontana. E a proposito di errori, il primo cittadino di Fiorano al Serio, Andrea Bolandrina, spiega che "se vogliamo andare a prendere delle responsabilità, a catena tutti le abbiamo. Più saliamo e più sono grosse le responsabilità". Uno degli errori, inevitabilmente, è stata la mancata istituzione della zona rossa ad Alzano e Nembro, che secondo Terzi doveva essere allargata "anche ad Albino". "La mancata zona rossa ha portato diverse vittime in più e questo è innegabile", sostiene Bolandrina, mentre il sindaco di Vertova Gualdi parla di una situazione, quella della tragedia da Covid, che alcune persone, forse, "non metabolizzeranno mai". 

Servizio a cui ha collaborato Davide Arcuri