Piero Scaramucci
in foto: Piero Scaramucci

È morto all'età di 82 anni il noto giornalista Piero Scaramucci. Si è spento questa mattina a Milano, alla Clinica Humanitas dove era ricoverato da alcune settimane. Tra i fondatori di Radio Popolare, Scaramucci è stato direttore della radio nei primi anni di vita, per poi tornare a ricoprire il medesimo ruolo per dieci anni nel 1992: "È stato l’elaboratore del progetto politico-editoriale che ha dato origine a Radio Popolare", si legge in una nota della radio.

Morto il giornalista Piero Scaramucci

Noto per il suo impegno politico, Scaramucci aveva fatto la sua ultima apparizione pubblica lo scorso 10 agosto in piazzale Loreto in occasione della commemorazione dei martiri uccisi dai nazisti. A dare notizia della sua morte l'Anpi Provinciale di Milano con un post condiviso sulla propria pagina Facebook: "Abbiamo appreso con profondo dolore la scomparsa di Piero Scaramucci, apprezzato e stimato giornalista – l'incipit della didascalia che accompagna la foto di Scaramucci – lo ricorderemo sempre con commozione ed affetto". Anche Radio Popolare nel dare l'annuncio della sua morte ha voluto esprimere il proprio cordoglio alla famiglia e ha annunciato che i programmi di oggi del palinsesto saranno dedicati alla sua figura.

Piero Scaramucci: una vita dedicata al giornalismo e all'impegno politico

Nato a Praga nel 1937, Scaramucci ha lavorato in Rai dal 1961 al 1992, per la Radio come radiocronista e per la TV come inviato speciale. Dopo aver seguito negli anni '60 e '70, le principali vicende di cronaca, sindacali e politiche del paese, dalla morte di Enrico Mattei, ai fatti del ’68, dall'alluvione di Genova al processo di Catanzaro per la strage di Piazza Fontana, negli anni '80 ha dato vita a inchieste e reportage come quello sulla guerra Iran-Iraq e quello sulla Cambogia del dopo Pol Pot. È stato inviato della trasmissione Samarcanda con dirette dai luoghi critici della mafia e nel 1991 ha condotto l'edizione della notte nel periodo della prima guerra del Golfo. Nel febbraio del 1992 ritorna a Radio Popolare, che aveva contribuito a fondare del 1976: vi rimarrà fino al 2002. Nel 1982, poi in nuova edizione nel 2009, ha pubblicato un libro-intervista con Licia Pinelli dal titolo "Una storia soltanto mia" per raccontare gli anni di piazza Fontana e la strategia della tensione.

Nel 2001 ha ricevuto l'Ambrogino d'oro del comune di Milano

Una carriera giornalistica intensa e mai ai margini quella di Scaramucci che gli è valsa diversi riconoscimenti: nel 1980 è stato insignito del premio Cronista dell’anno per i suoi servizi al TG2, mentre nel 1993 è stato insignito della Medaglia d’oro di Riconoscenza della Provincia di Milano. Durante la direzione di Radio Popolare ha ottenuto il Premio Cronista della FNSI (1995), la Medaglia d’oro di Riconoscenza della Provincia di Milano (1996), il Premiolino (1999) e l'Ambrogino d’oro del Comune di Milano (2001). Da sempre attivo politicamente, attualmente ricopriva il ruolo di vicepresidente della Sezione Anpi del quartiere Isola di Milano. È stato inoltre membro del Consiglio Nazionale della FNSI e membro del Direttivo dell'Associazione Lombarda dei giornalisti. Ha lavorato alla elaborazione e stesura dello Statuto della Federazione Nazionale della Stampa. Ha fatto formazione alla Scuola di giornalismo dell'Ordine dei giornalisti della Lombardia, alla Radiotelevisione della Svizzera Italiana e allo IULM di Milano.

Beppe Sala su Piero Scaramucci: Milano lo ricorda con affetto

"Oggi ci ha lasciato Piero Scaramucci, giornalista Rai ed ex direttore di Radio Popolare – ha twittato il sindaco di Milano Beppe Sala – ha raccontato gli anni più caldi del nostro Paese con devozione nei confronti della verità e con straordinaria competenza. Milano lo ricorda con affetto". Mentre l'account ufficiale di Radio Popolare ricorda Scaramucci come il "padre fondatore": "Non c'è una definizione più giusta per dire quello che Piero è stato per Radio Popolare", scrivono su Facebook. Mentre sono tante le penne del giornalismo che in queste ore stanno esprimendo il proprio cordoglio per la morte del collega da tutti ricordato con estrema stima e affetto.