Una vasta operazione del Nucleo operativo ecologico di Milano e coordinata dalla Dda di Torino ha portato in carcere sei persone, tre ai domiciliari e altre sette con obbligo di firma nell'ambito dell'inchiesta nata nel 2018 a Milano dopo i roghi di rifiuti avvenuti in alcuni capannoni lombardi: l'accusa è di traffico illecito di rifiuti e realizzazione di discariche abusive, oltre che di smaltimento di circa 23.000 tonnellate di rifiuti provenienti da vari impianti del Nord Italia. Secondo quanto emerso dal lavoro svolto dai militari in questi mesi i depositi presi in affitto da prestanome venivano utilizzati come discariche abusive per stipare balle di rifiuti: gli impianti erano situati perlopiù in Piemonte, nel Novarese e nell'Alessandrino e nel Trevigiano, nel Comasco e nel Milanese.

I rifiuti venivano presentati come materiale di scarto per il quale fintamente erano previsti lavori di recupero e che veniva ritirato a 150 euro la tonnellata: a muovere le balle due fratelli, autotrasportatori bergamaschi di Pagazzano, già finiti in carcere un anno fa, spostava i rifiuti da un capannone all’altro cambiando formulari e documenti. I rifiuti in realtà non venivano smaltiti ma abbandonati o bruciati. Il bilancio dell'operazione è di 16 misure cautelari eseguite e 9 capannoni industriali sequestrati, per un valore di oltre 3 milioni di euro. L'ordinanza di emessa dal gip di Torino, Giacomo Marson su richiesta del pm Enrico Arnaldi di Balme ha portato all'esecuzione di 16 misure di custodia cautelare per traffico illecito di rifiuti in concorso e realizzazione di discariche abusive.