Casa Chiaravalle
in foto: Casa Chiaravalle

Demolire alcune mura, riqualificare i terreni, ripensare gli spazi: il recupero e l’apertura di Casa Chiaravalle a Milano è stata (ed è) un’opera di rivoluzione, culturale prima che architettonica. E nelle prossime settimane la festa per il primo anno di attività sociale sarà un’occasione per aprire ancor di più gli spazi alla comunità. Oggi Casa Chiaravalle è infatti un luogo di accoglienza: dall’inaugurazione nel maggio 2018,  negli spazi in via Sant'Arialdo vivono perlopiù donne vittime di violenza, italiane e straniere, si organizzano eventi culturali, momenti di incontro sociale, si creano occasioni di condivisione e di crescita.

I beni erano di proprietà della criminalità organizzata

Non è sempre stato così. Casa Chiaravalle, prima di essere quel che è adesso, era proprietà della criminalità organizzata: due edifici, due ville immerse nel verde, patrimonio dei Molluso, clan di ‘ndrangheta vicino ai Barbaro-Papalia. Era ricchezza privata, ostentazione di illecito sfarzo, possibile grazie a quella rete di crimine e omertà che caratterizza la mafia, e che al Nord non manca. Nel 2008 arriva però il sequestro, nel 2012 la confisca: Casa Chiaravalle è ora il più grande bene confiscato alla criminalità organizzata in Lombardia, con i suoi 1600 metri quadri abitativi, 200 di bosco e 7 ettari di terreno agricolo restituiti alla comunità.

Oggi Casa Chiaravalle vive quasi una forma laica di quel motto, ora et labora, che caratterizzava la vicina Abbazia, costruita nel XII secolo, visto che Passepartout, che si occupa dell’accoglienza diffusa in residenzialità sociale temporanea, offre alle persone che abitano a Casa Chiaravalle non solo un luogo sicuro per la propria quotidianità, ma anche opportunità di crescita e impegno. Passpartout è un consorzio di cinque cooperative sociali che operano nel milanese: La Cordata, FuoriLuoghi, Tuttinsieme, Progetto Integrazione e Genera. Si occupa di supporto socio-educativo, con un sistema innovativo e sostenibile di accoglienza diffusa, attraverso una rete di appartamenti sul territorio, tra cui anche Casa Chiaravalle, che presenta ampi spazi comuni. È proprio lì che si declina l’impegno di questa realtà, perché il sostegno non si rivolge soltanto alle persone fragili e bisognose di aiuto, come vittime di violenza e rifugiati, ma anche nel favorire l’incontro con la comunità, curando il processo di conoscenza e di dialogo.

Anche per questo, lo scorso marzo, insieme ad altre realtà impegnate nell’accoglienza di migranti e rifugiati, Passepartout ha deciso di non partecipare al bando della Prefettura di Milano, e di presentare ricorso al Tar: gli stanziamenti prefettizi per l'accoglienza si erano infatti conformati ai nuovi limiti di spesa imposti dal decreto Salvini, che sono però insufficienti a garantire un’accoglienza adeguata ai bisogni di tutti, ossia delle persone bisognose di protezione, dei lavoratori che si occupano di loro e della comunità interessata dai percorsi di integrazione e inclusione.

Il programma degli appuntamenti di maggio

L’integrazione e l’inclusione, però, non riguardano soltanto migranti e richiedenti asilo, sono invece percorsi democratici e sociali, che rendono partecipe la collettività dei bisogni, condividendoli e cercando insieme soluzioni. E la soluzione, talvolta, è nella stessa apertura. Già per questo, Casa Chiaravalle sarebbe un successo: da patrimonio mafioso a comunità umana aperta e accogliente. Dopo la visita di Marco Mengoni, in occasione della scorsa giornata internazionale contro la violenza sulle donne, durante la quale il cantante ha incontrato le donne ospitate a Casa Chiaravalle e ha potuto apprezzare i percorsi socio-educativi offerti loro, il luogo si apre ancor di più, con il mese di maggio che sarà fitto di appuntamenti culturali e ricreativi. Venerdì 10 maggio sarà Moni Ovadia ad animare la serata e l’indomani, sabato 11, ci sarà Paolo Rossi con il suo Storie di giorni dispari. E ancora, laboratori per la festa della mamma, poetry slam, cabaret, cantate popolari. Insomma, Casa Chiaravalle rispecchia il suo motto "Accogliente, per tutti", e con il programma dei festeggiamenti promette di aprirsi ancor di più alla comunità, con la rivoluzione della socialità, nella vita delle persone accolte, nella ristrutturazione del bene confiscato, nell’animazione del territorio.