L'interrogatorio di garanzia è in corso da questa mattina alle 9, in carcere. Solo lì si avrà la conferma effettiva dei motivi che hanno portato Wu Yongqin, il 50enne cinese arrestato dai carabinieri per il duplice omicidio della moglie Chen Aizhu, 46 anni, e di Wen Jun Ye, il bambino di tre anni figlio di una coppia di cinesi, che lo avevano affidato proprio alla moglie dell'omicida. Una mannaia per togliere la vita a entrambi. Un gesto cinico, neanche troppo meditato. Cinque minuti di follia, che si sono concretizzati fra le mura domestiche poco dopo le 10 di mercoledì mattina.

L'omicida ha problemi psicologici. Aveva già tentato il suicidio

Wu Yongqin, l'autore del massacro, soffriva di problemi psicologici. In passato aveva tentato di farla finita, lanciandosi nel vuoto da un balcone. Ma non ce l'aveva fatta. Ha continuato a portare sul corpo i segni di quel gesto estremo: zoppicava da diversi mesi. Era seguito dai servizi sociali. I vicini raccontano che spesso prendeva il pullman per recarsi al centro diurno, dove era in cura.

I fatti: la mattina di follia

Sono le 10 circa quando i carabinieri arrivano sul posto, al civico 1/A di via Fatebenefratelli a Cremona (quartiere Zaist). Ad aprire la porta di casa è lui, l'omicida, che ha ancora in mano la mannaia che ha appena utilizzato per compiere il folle gesto. È intrisa di sangue, proprio come le sue braccia e i suoi vestiti. È il sangue della prima vittima, quello della moglie che ha appena ucciso e che si era portata sul balcone per provare a salvarsi. All'arrivo dei carabinieri appoggia l'arma a terra. In quello stesso momento rientra a casa il figlio tredicenne della coppia di cinesi. È sconvolto. Non sa nulla ma vede il padre che viene portato via dagli uomini del Comando di Cremona, guidati dal maggiore Rocco Papaleo. Il bimbo di tre anni è in fin di vita, ma non è ancora spirato. Viene trasportato a massima urgenza in ospedale, dove muore qualche istante dopo.

I motivi del gesto

Secondo i primi interrogatori il cinquantenne Wu Yongqin avrebbe agito dopo l'ennesima discussione avvenuta proprio mercoledì mattina. L'uomo avrebbe ucciso la moglie perché "mi trattava male", ha spiegato. Mercoledì mattina si era rifiutata di andare a rinnovargli il permesso di soggiorno. Lui, il marito, pensava che la donna non sbrigasse quella pratica perché non voleva che lui tornasse in Cina. E sull'omicidio del bimbo di tre anni, Wu Yongqin si sarebbe giustificato così: "Ho ucciso anche lui perché è figlio degli amici di mia moglie cattiva". Gli elementi che sono ancora velati da punti interrogativi verranno chiariti nell'interrogatorio di venerdì mattina.

Il bimbo di tre anni massacrato

Anche Wen Jun Ye, un bambino di tre anni, tra le due vittime della furia omicida dell'uomo. Il bimbo era stato affidato alla moglie di Wu Yongqin, che gli faceva da baby sitter mentre i suoi genitori erano al lavoro. La madre e il padre lavorano presso il mercatone "Hao Mei", un superstore molto frequentato in città. Quando sono stati informati della morte del loro piccolo si trovavano proprio lì, al lavoro. Nel punto vendita, adesso, regna la tristezza. I due commessi che sostituiscono i coniugi alla cassa mantengono il massimo riserbo. Non si sbilanciano, ma continuano a fare il loro lavoro, dicendo che "quella che è capitata ai due colleghi è una tragedia sconcertante". Nel superstore sono in corso le svendite promozionali con i saldi. La vetrina è piena di cartelli colorati che mostrano le promozioni. Viola, verde, giallo, fucsia e blu. Colori che si sono spenti, di colpo, appena la notizia del duplice omicidio ha cominciato a fare il giro della città. Appena è calato il silenzio sulla nuova, ennesima, tragedia familiare.