Cristina è costretta a vivere con le finestre chiuse tutto l'anno, anche in piena estate, per evitare che le ondate di aria fetida impregnino la sua casa. Ilaria quando pulisce il cortile e i davanzali delle finestre raccoglie una strana polvere metallica che, se messa a contatto con una calamita, ne viene attratta. Giancarlo si è fatto portavoce dei timori dei suoi concittadini che, quando le fabbriche della zona lavorano a pieno regime, avvertono un bruciore agli occhi e un mal di gola fastidioso. Sono solo tre dei molti abitanti della provincia di Cremona che, spaventati dall'impatto crescente dell'inquinamento e dalle notizie di un aumento delle malattie respiratorie e dei tumori nella zona, si sono attivati per chiedere la risposta a una semplice domanda: "Cosa stiamo respirando?".

Il territorio di Cremona e il suo hinterland, nel pieno centro della Val Padana, hanno due anime. Parchi agricoli e campi rigogliosi, paesi immersi in una pittoresca rete di fiumi e canali. Ma anche fabbriche e impianti altamente inquinanti, in un distretto che impiega circa ottomila addetti nelle aziende agricole e quasi altrettanti nell'industria metallurgica. Un'intensa attività produttiva che rappresenta una minaccia dal punto di vista ambientale e, stando agli ultimi studi, anche un rischio per la salute. Mentre gli scienziati approfondiscono la correlazione tra inquinamento e malattie, continuano a nascere nuovi comitati che chiedono informazione e verità.

Un allarmante quadro sanitario

Una pre-indagine dell’Osservatorio epidemiologico dell’Ats (l'Agenzia per la tutela della salute, ex Asl) Val Padana, illustrata a gennaio 2019 alla commissione sanità del Consiglio regionale lombardo, registra un’incidenza di malattie più alta rispetto al resto del territorio dell’Ats. I dati presentati parlano chiaro: un aumento del 14 per cento delle ospedalizzazioni per patologie respiratorie a Cremona e del 33 per cento nei comuni limitrofirischio di tumore al polmone più alto del 7 per cento in città; mortalità per tumore al polmone più alta del 17 per cento nell’hinterland. Significativo anche il dato dei nati prematuri a Cremona: più 26 per cento. Ancor più evidente l’incidenza delle leucemie, più alta del 23 per cento a Cremona e dell'81 per cento nei comuni limitrofi, sempre rispetto al resto del territorio dell'Ats. Dati che provocano preoccupazione e che hanno spinto l'Ats ad avviare una più approfondita analisi epidemiologica con la collaborazione di Arpa, con Iss e Oms.

Uno stralcio del verbale dell’audizione dei vertici dell’Ats in commissione regionale Sanità
in foto: Uno stralcio del verbale dell’audizione dei vertici dell’Ats in commissione regionale Sanità

Le fonti della pressione ambientale

Da cosa è provocata la pressione ambientale? A oggi i dati a disposizione non consentono di identificare una singola fonte di inquinamento che mette in pericolo la salute dei cittadini. Quello che è certo è che nel raggio di pochi chilometri è concentrato un numero altissimo di produzioni ad alto impatto. L'Ats, nell'impostare la sua analisi epidemiologica, ha considerato le aziende che ricadono nell'Aia, l'autorizzazione integrata ambientale, e che hanno "una potenzialità di impatto significativo" rispetto alle altre e le ha considerate "nel loro insieme e per ogni azienda che costituisce una fonte inquinante dal punto di vista dell'impatto atmosferico".

Milioni di metri cubi di emissioni che contengono polveri sottili

Tra le aziende che rientrano nell'Aia c'è l'acciaieria Arvedi. Un impianto che costituisce "la connotazione più forte del territorio" e a cui sono associate anche "lavorazioni secondarie come il tubificio o il trattamento di superficie dei metalli". L'acciaieria con le discariche interne occupano una superficie di 457 mila metri quadrati. La portata è di circa 5,6 milioni di nmc/ora (metri cubi/ora) immessi nell’atmosfera. A questa si aggiunge Arvedi Area Nord e Arvedi Tubi Acciaio, in totale circa 866mila nmc/ora. Nell'area è presente anche l’ex raffineria Tamoil. Qui la produzione è cessata nel 2013, c'è stato un processo penale ed è in corso una bonifica, ma gli effetti si fanno ancora sentire. Un capitolo a parte riguarda l’inceneritore di Cremona, che risale agli anni Novanta e che avrebbe dovuto essere dismesso nel 2014 e invece lavora ancora circa 71mila tonnellate di rifiuti all'anno e immette in atmosfera 90mila nmc/ora. Nell'area considerata da Ats rientrano anche due aziende che producono mangimi e che emettono complessivamente oltre 467mila nmc/ora.

Nell'elenco si trova anche una discarica di scorie di acciaieria nel comune di Crotta d'Adda (circa un milione di metri cubi autorizzati) e l’autostrada Cremona-Brescia con un traffico veicolare di 72mila transiti in media ogni 24 ore con un impatto importante in termini di Pm10. "Parliamo di milioni di metri cubi di emissioni che contengono necessariamente polveri sottili – spiega a Fanpage.it il dottor Paolo Ricci, responsabile dell'osservatorio epidemiologico di Ats Val Padana – viene da pensare che una riflessione vada fatta per capire se sono messe in atto tutte le misure di contenimento dell'inquinamento consentite dalla tecnologia".

A partire da queste osservazioni "abbiamo considerato l'opportunità di effettuare un'indagine che ci facesse capire se esiste, in che misura e come si esprime un rapporto tra la salute dei cittadini, dei residenti e queste fonti emissive", spiega l'Ats, che considera anche un altro fattore: "La distanza dalle abitazioni in metri lineari è abbastanza contenuta, quindi la probabilità che le aree abitate vengano raggiunte da queste emissioni è sicuramente da prendere in considerazione".

Le aziende con impatto più importante prese in considerazione nell’analisi dell’Ats Val Padana
in foto: Le aziende con impatto più importante prese in considerazione nell’analisi dell’Ats Val Padana

Un'analisi epidemiologica sulle correlazioni tra ambiente e salute

L'impatto ambientale è quindi significativo, ma sulla salute esiste un effetto e come si esprime? L'azienda sanitaria precisa che i dati riportati nella pre indagine non hanno l'ambizione di stabilire, dal punto di vista scientifico, delle associazioni causali tra le emissioni in atmosfera di questi impianti e la situazione di criticità espressa dagli indicatori di salute. Ma è stato proprio il primo studio a suggerire che vale la pena di fare un'analisi epidemiologica su questo territorio. L'indagine è strutturata in quattro filoni. Uno studio sui casi di malattia attribuibili all'esposizione ambientale, utilizzando funzioni di rischio validate dall'Organizzazione mondiale della sanità. Uno studio sui bambini nati tra il 2003 e il 2012, con un follow up di cinque anni, analizzando ospedalizzazioni, accessi al pronto soccorso, visite ambulatoriali e consumo di farmaci. Questo perché "la popolazione infantile è particolarmente suscettibile alle esposizioni ambientali e quindi è importante verificarne lo stato di salute". Uno studio dei problemi legati alla riproduzione: indicatori come gli aborti spontanei, i nati pre termine, il basso peso alla nascita e le malformazioni congenite sono associati dalla letteratura scientifica a esposizioni di tipo ambientale. L'ultima tranche del progetto riguarda le leucemie: in questo senso gli studiosi non sottovalutano "il ruolo che può avere svolto la raffineria in passato e quindi un'esposizione al benzene".

La reazione dei cittadini

Tutto ciò ha portato i cittadini a organizzarsi in comitati in difesa dell'ambiente e della salute. Il più attivo è quello di Crotta d’Adda, dove i residenti si sono ribellati contro il progetto di aprire un enorme impianto di compostaggio. "Il comune di Crotta è di fatto un'isola tra l'Adda e un canale navigabile che poi si collega al Po, siamo nel mezzo del parco fluviale e agricolo dell'Adda Sud. È una zona molto bella ma troppo sfruttata e altamente inquinata", spiega Cristina Cavalli, tra i fondatori del comitato cittadino in difesa dell'ambiente e della salute. "Un territorio già sottoposto a una pressione ambientale fortissima a causa della presenza di un impianto che produce biogas, di una discarica di inerti di acciaieria da un milione di metri cubi e altre realtà agricole impattanti come allevamenti intensivi di suini, tacchini e polli. Per questo siamo costretti a restare con le finestre chiuse tutto l'anno, il livello di polveri sottili è molto alto, l'aria è molto pesante nei dintorni, si respira praticamente ammoniaca".

In questo contesto la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il progetto di un nuovo impianto di compostaggio sovradimensionato per la capacità di sopportazione del territorio. "Ci sono arrivare voci sulla costruzione di un grande impianto di cui nessuno ci aveva parlato. Di fronte alle risposte troppo vaghe alle nostre richieste, e al parere positivo dell'allora sindaco, abbiamo deciso di agire". In tre giorni sono state raccolte più di cinquecento firme (in un comune di seicento abitanti), mobilitando anche i residenti del comuni limitrofi. "Quando ci siamo riuniti per discutere come procedere, pensavamo di essere in sei persone. Ci siamo trovati in sessanta", racconta Cristina. La mobilitazione ha avuto effetto e a febbraio di quest'anno è arrivato il parere negativo al nuovo impianto di Comune, Provincia, Ats e Arpa. La battaglia di Crotta d'Adda ha avuto l'effetto di far nascere molti nuovi comitati in pochi mesi. Tra gli altri, c'è il Comitato Biancospino di Spinadesco, nato nel febbraio 2019 per "superare il senso di impotenza che negli ultimi anni aveva preso il sopravvento", spiega Ilaria Visioli: "Ci siamo resi conto che ignoravamo le correlazioni tra alcune esperienze personali, come la diffusione di patologie legate al sistema respiratorio, e le condizioni dell'ambiente. Ci preoccupa, per esempio, il fatto che capita di trovare polveri che se sfiorate da una calamita vi rimangono attaccate. Vorremmo sapere se contengono metalli, piombo, cadmio o altri materiali pericolosi. Questo ci ha portato ad attivarci". Per lo stesso motivo sono nati il comitato Donne Ambiente e Salute che riunisce attiviste di vari centri (Crotta, Spinadesco, Acquanegra, Sesto Cremonese, Grumello) e il comitato Cittadini protagonisti di Pizzighettone. Lo scorso 22 marzo centinaia di persone si sono ritrovate a Cremona per gli "Stati generali dell'ambiente" che hanno radunato oltre cinquanta associazioni.

Il caso è arrivato in parlamento

Il caso è arrivato in Parlamento con un'interrogazione al ministro della Salute Giulia Grillo presentata dalle deputate del Movimento 5 stelle Stefania Mammì e Carmela Grippa per chiedere "quali iniziative di competenza abbia intrapreso, o intenda intraprendere il ministro per far piena luce sulle ricadute sanitarie derivate sia dalle evidenze ambientali che da diversi altri fattori" e "se non reputi opportuno promuovere un'indagine più accurata e approfondita in merito alle emergenze sanitarie di cui sopra da parte dell'Istituto superiore di sanità". "La pressione ambientale sul territorio cremonese è decisamente preoccupante ed è frutto di una mancata programmazione territoriale. Il tema è stato portato in Regione Lombardia con un'audizione in Commissione sanità e i nostri parlamentari hanno presentato un'interrogazione per avere maggiori informazioni e interessare il ministero a questa situazione”, spiega Marco Degli Angeli, consigliere regionale del M5s. "Serve una maggiore attenzione alle fonti emissive sul territorio, per arrivare a una vera consapevolezza. Non basta continuare a valutare solo i singoli impianti di produzione. Avere una visione d'insieme è fondamentale".

Il testo dell’interrogazione parlamentare al ministro della Salute
in foto: Il testo dell’interrogazione parlamentare al ministro della Salute