Il vescovo di Bergamo Francesco Beschi (Foto Fb: Molte fedi sotto lo stesso cielo)
in foto: Il vescovo di Bergamo Francesco Beschi (Foto Fb: Molte fedi sotto lo stesso cielo)

Mentre Bergamo e la sua provincia continua a piangere sempre più morti a causa del Coronavirus, che sta mettendo letteralmente in ginocchio la città e i paesi a lei limitrofi, il vescovo monsignor del capoluogo di provincia lombardo, Francesco Beschi ha assicurato che "tutti avranno un funerale" quando l'emergenza sarà terminata.

Il vescovo: Ognuno dei defunti avrà il funerale

Per il momento, infatti, le persone non possono commemorare i propri cari con riti funebri, privati o pubblici, per via delle restrizioni imposte dal Governo. Per questo motivo tutte le salme vengono sepolte nel minor tempo possibile o cremate, anche se i carri dell'Esercito, qualche giorno fa, sono dovuti intervenire per spostarle altrove perché il forno crematorio comunale non poteva soddisfare l'alta richiesta. In un'intervista concessa al Corriere della sera, il vescovo Beschi ricorda quelle immagini dolorose così: "È straziante. Si allunga l'ombra della morte, che non è solo l'allungarsi di una lista. È un'ombra che entra nell'anima". Per stare vicino a tutti i cittadini che hanno perso una persona a loro cara, il vescovo ha annunciato che venerdì prossimo, 27 marzo, si recherà al cimitero di Bergamo per fare "una preghiera di suffragio per i defunti che i cari non hanno più visto". Inoltre, monsignor Beschi annuncia di star pensando "a una celebrazione per tutti i defunti della nostra diocesi e a una celebrazione in ogni parrocchia per tutti i defunti della comunità. Poi ogni famiglia si accorderà con il parroco per una celebrazione per il proprio caro".

La Diocesi di Bergamo offre posti letto a medici, infermieri, senzatetto e migranti

Il vescovo di Bergamo, poi, ha dichiarato di aver "concesso" ai parenti che hanno un malato in casa e ai medici e agli infermieri che curano i pazienti in terapia intensiva, di poter benedire il proprio caro o il malato prima che spiri. Un compito che di norma è affidato al sacerdote, ma che di questi tempi non può più coprire: "Fatevi portatori di una benedizione", ha detto monsignor Beschi. E pure tra il corpo sacerdotale della provincia di Bergamo si contano 15 morti, come riportato nelle scorse ore dal direttore della Caritas della città orobica. Per questo, Papa Francesco ha telefonato al vescovo Beschi, mostrando la sua solidarietà. "Una bellissima sorpresa – rivela il monsignore al Corriere -. Il Papa è molto informato e grato ai medici, oltre che dolorosamente colpito dal numero dei morti". La stessa Diocesi di Bergamo, intanto, cerca di dare una mano per quel che può, offrendo posti letto per le persone in quarantena che non possono far rientro a casa e ulteriori 50 stanze per medici e infermieri che vivono lontani dalla città. Inoltre, è stata aperta una linea telefonica chiamata "Un cuore che ascolta" per chiunque avesse bisogno di parlare ed essere consolato. Alcune strutture, infine, sono state messe a disposizione dei senzatetto e dei migranti per farli "vivere in modo sicuro".