Ventiquattro ore appena dopo aver conseguito la laurea in Medicina alla Statale di Milano, Eleonora Scaglioni, 26 anni, è pronta a prender parte alla guerra contro il Coronavirus in uno degli ospedali che ne necessitano. La discussione della tesi, arrivata a distanza, le ha permesso di "portare a casa" un grande 110 e lode con cui, grazie al decreto Cura Italia, potrà già essere abilitata nei nosocomi allo stremo.

La voglia di dare una mano è più forte della preoccupazione

"Sono pronta a fare la mia parte – dice Eleonora -. La voglia di dare una mano è più forte della preoccupazione". La giovane donna sa che il sistema sanitario italiano, e nella fattispecie lombardo, è a rischio collasso. Il personale medico e infermieristico è costretto a uno sforzo oltre i propri limiti e la carenza dei numeri per soddisfare le necessità dei pazienti è la vera ragione per cui già da oggi potrà dare una mano. "Saremo utilizzati dove serve – spiega Eleonora a Corriere.it – magari per fare i tamponi. Serve aiuto su più fronti. Alcuni rispondono alle chiamate del 112 ancora laureandi". Solitamente, continua Eleonora, dopo la laurea in Medicina si procede con un tirocinio della durata di un mese "in un reparto di area medica", oltre ad un altro in "area chirurgica" e un terzo "presso un medico di medicina generale". Ma lei, nel futuro, vuole essere medico di famiglia. Proprio come suo padre.

I pazienti devono avere un dottore che sia anche una figura amica

Non nasconde la sua preoccupazione, Eleonora, che entrerà nel pieno dell'emergenza da Coronavirus conscia che la situazione è molto grave. "Però c'è anche la voglia forte di dare una mano – racconta – e dare il cambio a chi è stremato oltre a dare sollievo a chi soffre". Ha studiato tanti anni apposta, e ora può partecipare al sacrificio dei suoi nuovi colleghi per dar dimostrazione di valere l'aiuto che offrirà. "Credo che i pazienti debbano avere un dottore che sia anche una figura amica", rivela la neolaureata mantovana. Il suo primo incarico potrebbe essere ovunque, in Lombardia. Il tirocinio è stato fatto all'ospedale San Giuseppe di Milano, "ma ora vorrei restare a Mantova – confida Eleonora – perché preferire essere vicina alla mia famiglia".

In corsia anche Alessandro: La sera vengo assalito dallo sconforto

Come Eleonora, tanti altri ragazzi neolaureati correranno tra le corsie degli ospedali senza una specializzazione. Tra di loro, anche Alessandro Cornio, giovane di 27 anni da poco diventato medico. Il suo "battesimo col fuoco" è arrivato all'inizio di questa settimana e come Eleonora, anche lui voleva "dare una mano in un momento difficile", come racconta a "La Stampa". L'esordio è stato retto bene, dice Alessandro, anche se molti colleghi sono in difficoltà. "Al di là del dovere morale, per me questa è una grande opportunità formativa", spiega il neolaureato, anche se i sacrifici del mestiere riescono già a incidere sul suo morale: "La sera vengo assalito dallo sconforto. Sono isolato, non posso stare con la mia ragazza, non posso vedere nessuno. È desolante".

E con lui, Samin: Ecco perché mi sono impegnato ad aiutare

Nella sua stessa condizione, anche Samin Sedghi Zadeh, 29enne neolaureato in Medicina all'università di Torino ora in servizio come volontario all'ospedale di Cremona di via Concordia. "Quando è scoppiato il virus mi è tornato in mente il giorno in cui ho pronunciato il Giuramento di Ippocrate", rivela il ragazzo a "La Stampa". "I motivi che mi hanno spinto a impegnarmi sono nella frase "prestare soccorso nei casi di urgenza e mettersi a disposizione dell'autorità competente in caso di pubblica calamità"", spiega Samin.