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Coronavirus, cresce il numero dei medici positivi: “Tamponi a calciatori e politici, ma a noi no”

Cresce pericolosamente il numero dei medici positivi al coronavirus, non solo tra quelli che lavorano in ospedale, ma anche tra i medici di base: accade a Bergamo dove sono decine i dottori malati che sono venuti a contatto col virus poiché sprovvisti delle protezioni necessarie. La denuncia arriva dall’Ordine dei medici della città che chiede che vengano fatti tamponi ai dottori: “Vedo politici e calciatori sottoposti a tampone anche se asintomatici, mentre noi noi. Lo trovo assurdo”.
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A cura di Chiara Ammendola
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Il numero dei medici positivi al coronavirus in Lombardia continua a crescere così come quello dei dottori deceduti in tutta Italia. Oltre a quelli impegnati negli ospedali sono tanti anche i medici di base che seguono i pazienti considerati meno gravi e che quindi trascorrono a casa il periodo di quarantena, come la dottoressa Paola Pedrini che Fanpage.it ha incontrato nel suo ambulatorio in provincia di Bergamo, a Trescore Balneario. Sono tanti i problemi su cui pone l'accento compresa una scarsa tutela nei confronti dei medici che spesso non vengono sottoposti a tampone ignorando dunque anche un eventuale contagio: "Al momento solo pochissimi medici vengono sottoposti al tampone e solo se sintomatici, mentre spesso si sente di politici o calciatori che anche se asintomatici sono sottoposti a test – spiega la dottoressa – e questo è un po' uno sconforto, succede che non siamo tutelati".

La paura di ammalarsi c'è, siamo tutti a rischio

Paola Pedrini, oltre a essere un medico di base è anche segretario dell'Ordine dei medici chirurghi di Bergamo e ha presentato nei giorni scorsi una diffida per la mancanza di dispositivi di protezione personale (mascherine, guanti, tute e occhiali) per i medici, richiedendo proprio che vengano fatti più tamponi al personale sanitario: "La paura di ammalarsi c'è, siamo tutti a rischio, invece di essere al primo posto, perché stiamo combattendo in prima linea, ci sentiamo messi da parte". "Questa mattina è morto un collega a Lodi – racconta la dottoressa mentre risponde all'ennesima telefonata di un paziente – e probabilmente è morta un'amica e collega a Lecco". C'è anche uno spaccato personale dietro il racconto di un medico che vive da settimane questi giorni di emergenza: "Sto lavorando molto intensamente, sono in ambulatorio almeno dieci ore al giorno, rispondo in continuazione al telefono che continua a squillare, non vedo i miei genitori da fine febbraio perché mi sono messa in auto isolamento per paura di contagiarli – racconta la dottoressa – siamo sottoposti a uno stress fisico e psicologico importante: tutti i medici. Non ci sono giorni per riposare, non c'è il sabato né la domenica: la mia forza? Noi dottori ci supportiamo molto gli uni con gli altri".

Medici mandati a lavorare senza protezioni

La denuncia arriva anche da Guido Marinoni, presidente dell'Ordine dei medici chirurghi di Bergamo: "Sono tanti, troppi i medici di famiglia ammalati: il problema è che sono stati mandati tutti a lavorare senza protezioni idonee con pazienti sospetti con il rischio di essere anche loro vettori dell'infezione – spiega Marinoni – avran fatto di tutto per non farlo ma sicuramente sarà capitato: è grave che non siano state fornite loro protezioni individuali necessarie in un'emergenza del genere".

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