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Coppia dell’acido, Levato: “Sono disperata”. Pm va dal neonato

Atteso il verdetto del Tribunale dei Minorenni di Milano sul destino del piccolo Achille, il figlio di Martina Levato e Alexander Boettcher nato a Ferragosto alla clinica Mangiagalli e subito separato dalla madre. Oggi intanto a sorpresa il pm Musso si è presentato in clinica per portare un dono al bimbo.
A cura di Susanna Picone
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 “Sono disperata, distrutta”: sarebbero queste le parole pronunciate dalla neo mamma Martina Levato, la studentessa condannata in primo grado a 14 anni di carcere con il compagno Alexander Boettcher per l'aggressione con l'acido a Pietro Barbini. La donna il 15 agosto scorso ha dato alla luce suo figlio che subito le è stato portato via. A riportare le parole della Levato, che ha riconosciuto il bambino e lo ha chiamato Achille, è stato uno dei suoi legali, l’avvocato Stefano De Cesare. Secondo l’avvocato Martina non ha visto il bambino neanche per un secondo dopo il parto. “Martina dormiva e non ha potuto veder il figlio – queste le parole del difensore – situazioni analoghe le ho viste con partorienti tossicodipendenti o alcoliste, ma questo è un altro caso”.

Domani la decisione sul futuro del bambino – Intanto, il piccolo Achille ha ricevuto una delle sue prime visite. A recarsi a sorpresa nella clinica Mangiagalli di Milano il pm Marcello Musso: “Ho visto il bambino, è bellissimo, è andato tutto bene. Il mio è stato un atto di solidarietà e generosità verso il bambino”, ha dichiarato ai giornalisti. Il magistrato ha portato al piccolo un paio di pantofoline da neonato, accompagnare da un biglietto con scritto: “Al piccolo Achille con infinita tenerezza per un lungo cammino”. “Preciso che il regalo è stato dato alle puericultrici – ha sottolineato il magistrato – e non a Martina Levato e neppure ai nonni”. Un gesto, quello del pm Musso, possibile grazie all'autorizzazione del pm dei minori Annamaria Fiorillo, che ha disposto l'allontanamento temporaneo del bambino dalla mamma e ha presentato ricorso al Tribunale dei minori perché il bimbo venga adottato. La decisione dei giudici sul futuro del bambino è attesa per domani. “Qualsiasi scelta in un caso del genere fa male, ma le cose sarebbero potute andare anche peggio se il bambino avesse avuto dei contatti con la madre dopo il parto, creando così delle aspettative e generando una maggiore sofferenza non solo per il bambino ma anche per gli adulti coinvolti in questa vicenda”, così il pm Fiorillo ha spiegato la scelta di chiedere l'adottabilità del bimbo.

La madre di Alexander Boettcher: “Un’ingiustizia” – “A mio avviso è stata perpetrata una grandissima ingiustizia, qualcosa che lede i diritti umani di una persona”, ha invece detto Patrizia Ravasi, madre di Alexander Boettcher. “Ho sentito il papà di Martina – ha detto la donna – e l'ho trovato un uomo profondamente devastato. Mi ha detto che a Martina è stato strappato il neonato, non le è stata permessa neanche la prima poppata e a lui, almeno fino a questa mattina, non è stato permesso vederlo. Era un uomo distrutto dal dolore”. “Perché parlare di adozione? Noi siamo persone per bene – ha aggiunto la madre di Boettcher – non abbiamo nessuno scheletro nell'armadio. Ci aiuteremo perché noi vogliamo solo il bene di questo bambino. Se il tribunale dei minori davvero lavora per il bene del minore allora dovrebbe ascoltare le nostre parole”.

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