Non aveva nessuna colpa il 15enne torturato da un gruppo di quattro coetanei a Varese, se non quella di essere amico del ragazzo sbagliato e di aver fatto da intermediario per l'acquisto di un po' d'erba. Il baby pusher aveva venduto alla comitiva della cannabis legale, spacciandola per marijuana. Infuriati i ragazzini – tutti di età compresa tra i 14 e i 15 anni – hanno avvicinato la loro vittima per mettere a segno una vendetta trasversale: legato in un garage, lo hanno picchiato con un bastone, gli hanno gettato acqua gelata addosso e sapone negli occhi, minacciandolo di ucciderlo con un coltello, di dargli fuoco con un accendino e una bomboletta di gas, e di farlo sbranare da un cane.

Un vero e proprio incubo per il 15enne, vittima del sequestro e delle violenze avvenuto le scorso 9 novembre. Ora i suoi quattro aguzzini sono arrestati e tradotti nel carcere minorile Beccaria di Milano. Tutti devono rispondere di lesioni personali aggravate, rapina aggravata e tortura. Proprio nel corso degli interrogatori è emerso il movente che ha scatenato la violenza, e ora ognuno dei membri del branco starebbe tentando di scaricare sugli altri gli accessi di violenza più gravi.

Il quotidiano la Repubblica riporta le prime dichiarazioni dei legali dei minori sottoposti agli interrogatori di garanzia. L'avvocato Alessandro Indelicato, che difende uno dei giovanissimi arrestati, ha raccontato come il suo assistito solo ora "sta iniziando a capire la gravità di quello che ha fatto e giudica giusti i provvedimenti presi dall'autorità giudiziaria", e che a "a fronte di un possibile collocamento in comunità, tra qualche mese, il ragazzo ha accettato di affrontare un percorso all'interno del Beccaria, e scriverà una lettera alla vittima per chiedere scusa" ammettendo le sue responsabilità. Pierpaolo Fusco difende assieme all'avvocato Luca Bossi un altro dei giovani: "Ha ammesso le sue responsabilità e risposto alle domande, ma sulle varie responsabilità invece ci sono ancora aspetti da chiarire".