(Foto di archivio)
in foto: (Foto di archivio)

Una "pennichella", due chiacchiere al telefono e qualche sfogliata alle pagine di un libro, rigorosamente durante l'orario di lavoro. Era questo l'insolito comportamento di un funzionario della Motorizzazione civile di Como a cui la procura di Como contesta il reato di truffa. Giorgio M., 55enne dirigente dell'ufficio patenti e incidenti, è finito in un'inchiesta che non lo riguardava direttamente, quantomeno non per il reato che ora gli contestano.

Le pennichelle scoperte durante un'altra inchiesta

La scoperta del comportamento non appropriato del Masi è avvenuta durante l'inchiesta della polizia stradale di Como che vede come imputato principale l'ex direttore della Motorizzazione, accusato di corruzione. Le forze dell'ordine sono partite da alcune patenti conseguite senza la partecipazione ai corsi, revisioni sottoscritte senza i controlli effettuati e altri favori su determinate pratiche. E per verificare che fosse proprio questa la realtà delle cose, i poliziotti hanno fatto installare telecamere nascoste che sono state la condanna di Giorgio M. Il funzionario ora potrà replicare alle accuse o farsi interrogare per fornire la propria versione dei fatti. Lo stesso reato è contestato anche al capo della Motorizzazione che, secondo l'accusa, avrebbe approfittato dei controlli falsi sopracitati per guadagnare tempo libero e trascorrerlo anche in alcuni centri benessere.