Pier Paolo Brega Massone
in foto: Pier Paolo Brega Massone

Ricorso in Cassazione per Pier Paolo Brega Massone, l'ex chirurgo toracico della cosiddetta ‘clinica degli orrori' Santa Rita, in via Jommelli a Milano, ritenuto responsabile della morte di quattro pazienti. A chiederlo è il sostituto procuratore Massimo Gaballo contro la derubricazione del caso da omicidio volontario a omicidio preterintenzionale stabilita dalla Corte d'Appello bis che lo scorso 19 ottobre ha cancellato per l'imputato la pena dell'ergastolo, attribuendogli 15 anni di carcere. Per la procura generale, infatti, la sentenza va annullata. Secondo i giudici dell'appello bis, mancano gli elementi per dimostrare che l'ex primario avesse davvero intenzione di uccidere i propri pazienti. "Nessuna delle prove raccolte supporta l'ipotesi di morti volontarie", c'è scritto nelle motivazioni della sentenza. Secondo il magistrato milanese "risulta evidente il nesso tra gli omicidi (volontari o preterintenzionali) e la truffa – si legge nel ricorso – dal momento che la stessa sentenza della Corte d'Appello ha accertato che gli imputati operarono ‘animati da mero fine di lucro o di affermazione personale e professionale'". Il ricorso in Cassazione è stato presentato anche per Fabio Presicci, il vice di Brega, condannato a 7 anni e 8 mesi. Per lui, il suo avvocato difensore Nicola Madia, che nei giorni scorsi aveva chiesto il minimo della pena e la concessione delle attenuanti per il suo assistito.

Il processo sulla ‘clinica degli orrori'

Pier Paolo Brega Massone è ritenuto responsabile di aver provocato la morte di quattro pazienti, operandoli pur essendo a conoscenza dei rischi per la loro salute solo per ricevere rimborsi pubblici. Il primo grado del processo lo ha condannato all'ergastolo, confermato in appello. La Corte d'Appello bis di Milano ha derubricato il reato da omicidio volontario a preterintenzionale, con pena ridotta a 15 anni di carcere, mentre il suo ex braccio destro, Fabio Presicci, imputato per due dei decessi, è stato condannato a 7 anni e 8 mesi. I fatti sono venuti alla luce nel giugno del 2008, quando la guardia di finanza ha arrestato 13 medici, tra i quali tre chirurghi e il titolare della clinica privata, Francesco Pipitone, scoprendo un sistema di operazioni chirurgiche inutili, svolte spesso su malati terminali, allo scopo di ottenere rimborsi dal Sistema sanitario nazionale. All’epoca i medici della sanità privata convenzionata erano pagati per ogni singolo intervento, quindi più operavano, più guadagnavano. Il titolare della clinica aveva patteggiato, mentre gli altri medici sono stati condannati per lesioni e truffa.