Una delle foto pubblicate dal sindaco di Gallarate, Andrea Cassani (Facebook)
in foto: Una delle foto pubblicate dal sindaco di Gallarate, Andrea Cassani (Facebook)

Migranti trattati come "pacchi", da mandare in un'altra città per risolvere i problemi, presunti o reali, a loro legati. È questo quello che emerge dall'ultimo "caso" legato ai temi dell'immigrazione e dell'accoglienza, che in questi ultimi giorni sembrano essere usciti dalle agende di politici e opinione pubblica, oscurati dalle fibrillazioni sul nuovo governo post elezioni del 4 marzo. È avvenuto tutto a Gallarate, popoloso comune in provincia di Varese (oltre 50mila abitanti). Ieri mattina una settantina di richiedenti asilo, ospitati in una struttura in via Ranchet gestita dalla Kb srl, sono stati trasferiti al centro di accoglienza di Bresso, a nord di Milano. Il trasferimento – che è avvenuto senza problemi con la supervisione di polizia e carabinieri – si è reso necessario in quanto la Kb srl non ha partecipato all'ultimo bando della prefettura, decidendo dunque di non ospitare più richiedenti asilo all'interno della struttura.

Dodici gambiani mandati a Milano dal sindaco, che ha pagato loro i biglietti del treno

Il problema è che nella palazzina che si trova nel quartiere Madonna in Campagna erano ospitati anche 12 cittadini del Gambia, che sono stati espulsi dal programma di accoglienza ma hanno comunque un permesso di soggiorno valido e sono in attesa di una risposta alla loro richiesta d'asilo. Il sindaco leghista di Gallarate, Andrea Cassani, ha pensato bene di risolvere il problema pagando di tasca sua ai 12 migranti un biglietto del treno per Milano. Il primo cittadino ha sborsato 90 euro, mentre altrettanti sono stati pagati dalla Kb srl: i 12 gambiani sono stati accompagnati in stazione dal sindaco e, dopo aver fatto i biglietti con i soldi consegnati loro dal primo cittadino, sono saliti a bordo del convoglio in direzione Milano. Tutta la scena è stata documentata dalle telecamere di alcuni giornali, tra cui "Repubblica", oltre che dallo stesso primo cittadino, che ha effettuato una diretta Facebook per documentare il trasferimento, esultando con gli hashtag #gallaratelibera e #gallaratevivibile.

Majorino: Viene la tentazione di pagare il biglietto a 2000 profughi e mandarglieli a Gallarate

Le modalità individuate dal primo cittadino leghista per "liberarsi" dei migranti hanno scatenato una furiosa polemica con l'assessore alle Politiche sociali di Milano, Pierfrancesco Majorino: "È una modalità allucinante. E il sistema nazionale va rifatto", ha scritto Majorino su Facebook, chiedendo l'intervento del prefetto sia per gestire l'arrivo dei 12 migranti a Milano, sia per prendere provvedimenti contro il sindaco di Gallarate. Alle telecamere di "Repubblica" Majorino ha poi aggiunto una frase che, per quanto sia chiaramente un'iperbole, alimenta l'idea dei migranti visti come un "peso" e come "pacchi" da smistare da una parte all'altra: "Mi viene la tentazione di pagare il biglietto a 2000 profughi e mandarglieli a Gallarate, così poi vediamo come finisce", ha detto Majorino.

Il sindaco di Gallarate: Nessuno li ha costretti, la loro volontà era di andare a Milano

Dal canto suo, Andrea Cassani ha provato a smorzare le polemiche sostenendo che siano stati gli stessi migranti a chiedere di andare a Milano: "La loro volontà era quella di andare a Milano, città che indubbiamente offre loro più possibilità della nostra Gallarate. Nessuno li ha costretti ad andarsene altrove e i biglietti se li sono comprati loro". In effetti alcuni migranti, intervistati, hanno detto che non si trovavano bene nella struttura di Gallarate, anche se Loredana Canò, responsabile personale della Kb, ha sostenuto il contrario. Sta di fatto che un Comune di oltre 50mila abitanti non è riuscito a trovare una sistemazione alternativa (e un progetto per l'inserimento) a dodici persone, non trovando altra soluzione che "agevolare" il loro viaggio verso Milano. La "questione accoglienza" è anche qui.