Roberto Silva, 53 anni, morto tragicamente in seguito a un incidente durante una gara ciclistica, dirigeva insieme al fratello Ambrogio l’azienda di famiglia, l'ItalSilva, fondata nel 1908 a Seregno (Monza e Brianza) e sempre rimasta saldamente in mano alla famiglia brianzola. Un’azienda totalmente italiana, attiva nel settore del detergenti per la casa e dell’igiene personale. Nel corso degli anni l'impero si è allargato con l'acquisizione di nuovi stabilimenti e marchi noti come Chanteclair, Spuma di Sciampagna e Quasar. Dal 2008 le società sono radunate in una holding, il gruppo Italsilva-Desa, che include al suo interno l’intera filiera di produzione: dalle materie prime ai flaconi, fino al detersivo venduto in negozio. La cittadina di Seregno, dove sono nati i primi stabilimenti del gruppo, è sotto choc per la tragedia.

Il messaggio dei compagni di squadra

"Ciao Roberto, faremo ancora tanti chilometri insieme": è questo il messaggio pubblicato dai compagni del team Cicli Maggi, insieme a una foto di Silva sorridente in tenuta da bici.

L'impatto letale contro un'auto: al volante una 21enne

Silva è morto dopo 48 ore di agonia in seguito a un incidente avvenuto domenica scorsa mentre partecipava alla Gran Fondo della Versilia. Durante la gara ciclistica Silva è stato travolto da un'auto guidata da una ragazza di 21 anni, che non avrebbe dovuto trovarsi lì. Il 53enne aveva appena superato una galleria nel territorio di Stazzema e stava affrontando un tratto in discesa ad alta velocità quando la vettura è sbucata da una via laterale. L'imprenditore non è riuscito a evitare l'impatto e, dopo aver colpito il parabrezza della vettura, ha battuto violentemente sull'asfalto. Trasportato all'ospedale di Pisa, Roberto Silva, è deceduto dopo 48 ore di agonia. Nell'incidente è rimasto coinvolto un altro ciclista, traferito all’ospedale Versilia di Lido di Camaiore con diverse fratture.

Aperta un'inchiesta sull'incidente

Sull'incidente che ha portato alla morte dell'imprenditore è stata aperta un'inchiesta: bisognerà stabilire perché l'automobile si trovasse in quel tratto di strada provinciale, nonostante l'ordinanza che vietava la circolazione sul percorso di gara. Da verificare anche se la presenza degli atleti fosse stata adeguatamente segnalata in corrispondenza degli incroci con strade private.