Si chiarisce ulteriormente, almeno sul fronte giudiziario, la vicenda che nel 2016 portò all'arresto del ginecologo Severino Antinori per un presunto prelievo forzato di ovuli a una giovane infermiera spagnola. La ragazza è stata infatti prosciolta dall'accusa di calunnia. Il giudice per l'udienza preliminare di Milano Livio Cristofano ha deciso per il "non luogo a procedere" nei confronti della giovane, accogliendo la richiesta dei pubblici ministeri Maura Ripamonti e Leonardo Lesti. L'infermiera alla quale, secondo quanto hanno stabilito i giudici in appello, il ginecologo avrebbe prelevato in maniera forzata degli ovociti nella clinica Matris di Milano, era imputata con l'accusa di calunnia: secondo Antinori infatti la ragazza l'aveva accusato ingiustamente della "rapina degli ovuli". Dopo la denuncia del ginecologo i pubblici ministeri avevano chiesto l'archiviazione per la ragazza, ma il giudice per le indagini preliminari Luigi Gargiulo ne aveva disposto l'imputazione coatta. Adesso la ragazza è stata prosciolta dall'accusa: al momento, almeno da un punto di vista giudiziario, la verità sulla vicenda è dunque proprio quella raccontata dalla giovane spagnola.

Per il prelievo forzato degli ovociti Antinori è stato condannato a maggio in appello a sette anni e dieci mesi. In secondo grado la pena nei confronti del 73enne luminare abruzzese è stata aumentata di otto mesi rispetto alla sentenza di primo grado, che era arrivata nel febbraio del 2018. Antinori si è sempre proclamato innocente e all'inizio del processo – arrivato dopo l'arresto e un periodo trascorso ai domiciliari – si era paragonato a Enzo Tortora, dicendo di essere vittima di un grave errore giudiziario. L'avvocato del ginecologo dopo la sentenza d'appello aveva già annunciato l'intenzione di ricorrere in Cassazione.