Carlo Sangalli
in foto: Carlo Sangalli

Non sembra avere fine la vicenda iniziata nel 2011 tra le mura dirigenziali di Confcommercio che ha visto protagonisti negli anni diversi nomi di rilievo, tra cui quello del presidente Carlo Sangalli, 81 anni e da 12 ai vertici dell’associazione, accusato dalla sua ex segretaria di molestie sessuali. Accuse che il presidente ha sempre negato. La vicenda sta smuovendo da mesi i piani alti di Confcommercio, che rappresenta in Italia oltre 700 realtà imprenditoriali, e ha raggiunto l'apice con il licenziamento lo scorso 5 ottobre dell'ex direttore, Francesco Rivolta, ufficialmente per “rinnovamento delle funzioni direttive”. I fatti risalgono al 2014 quando, secondo quanto ha scritto il Corriere della Sera, la segretaria di Carlo Sangalli, avrebbe inviato un messaggio a Duilio Aragone, uno dei principali collaboratori del presidente: "Mi sono dovuta difendere fisicamente dal mio massimo superiore (il presidente Sangalli, ndr) per togliere le sue mani che tentavano l’approccio sul mio corpo". La storia sarebbe andata avanti per anni. Nel gennaio 2018 il presidente Sangalli avrebbe donato alla segretaria 216mila euro: "per mettere a tacere la vicenda", accusa la donna. Assai diversa la versione di Sangalli invece che dice che contro di lui sarebbe stata montata "una lunga e ben congegnata manovra" principalmente da parte di Francesco Rivolta, il direttore generale, per far sì che lasciasse la guida di Confcommercio. Quella donazione sarebbe stata dunque frutto di un'estorsione, secondo Sangalli, che ha denunciato in Procura per estorsione e diffamazione lo stesso Rivolta, l'ex segretaria e altre tre persone: i tre Maria Luisa Coppa, Renato Borghi e Paolo Uggé che nel giugno 2018 avrebbero richiesto le dimissioni di Sangalli per "ragioni etiche" e manifesta "incompatibilità". Rivolta però è anche colui che sarebbe stato presente come testimone, davanti al notaio, all'atto della donazione dei 216mila euro nei confronti della segretaria da parte di Sangalli. Ed è anche colui che avrebbe spedito messaggi a Sangalli, sempre secondo quanto dichiarato da quest'ultimo, con dei veri e propri ultimatum e gli avrebbe "imposto" di firmare due lettere di dimissioni. Ma Rivolta non ci sta e accusa a sua volta di essere stato licenziato per motivazioni ritorsive mascherate da esigenze organizzative: "La verità verrà appurata nelle sedi opportune e spazzerà via le enormità che sono state seminate per occultarla", avrebbe tuonato l'ex direttore Rivolta. Tutti fatti di cui si discuterà anche durante il prossimo consiglio, fissato per il 14 novembre, quando il presidente Sangalli dovrà difendersi dalle accuse di aver danneggiato l'immagine di Confcommercio.