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Non ha negato di aver picchiato un bambino di sette anni, il figlio della sua compagna, ma ha cercato in tutti i modi di minimizzare quanto accaduto, forse non rendendosi effettivamente conto della gravità delle accuse mosse nei suoi confronti. Giuseppe T., il 25enne arrestato lunedì a Sondrio per maltrattamenti e lesioni personali aggravate nei confronti del bimbo, ha risposto a tutte le domande del gip Pietro Della Pona, assistito dal legale di fiducia. Come detto, avrebbe ammesso le sue responsabilità, ma avrebbe anche cercato di minimizzare l'accaduto.

Per farla franca aveva accusato le maestre e un compagno del bimbo

Le indagini sono cominciate il 16 ottobre, dopo che il ragazzo ha picchiato il bimbo con calci e addirittura un tagliere di legno. La colpa del piccolo? Aver detto qualche parolaccia di troppo. Per scappare alle sue responsabilità, aveva convinto il bambino a dire di essere stato picchiato a scuola. Poi aveva mandato un messaggio con tanto di foto alla compagna: "Guarda cosa hanno fatto a tuo figlio è tornato a casa così". Sempre per cercare di farla franca, aveva anche denunciato un innocente compagno di scuola del bambino e le maestre per non aver vigilato. Dopo quasi una settimana passata in ospedale, il bimbo è tornato a casa dalla mamma, all'oscuro di tutto, secondo gli inquirenti. Le indagini hanno consentito di accertare la verità: il bambino era stato picchiato dal compagno e convivente della mamma. Dovrà rispondere, come detto, di maltrattamenti e di lesioni personali aggravate, ma anche di calunnia nei confronti delle insegnanti e del compagno di scuola del piccolo.