Aveva costretto la nipote di 12 anni a subìre ripetute violenze sessuali. È questa l'accusa con cui è stato condannato a 14 anni di carcere un 79enne residente in un comune della Val Cavallina, in provincia di Bergamo. Dal processo sono emersi i particolari di questa scabrosa vicenda: secondo quanto ricostruito durante il dibattimento il nonno ha avuto rapporti con la nipotina nel periodo compreso tra il 2013 e il 2016, quando la ragazza, oggi maggiorenne, aveva soltanto 12 anni. Il "nonno orco", così come è stato definito dall'accusa, si è difeso ammettendo l'esistenza di una relazione sessuale con la nipote, ma specificando che la ragazza era consenziente e che gli incontri sarebbero iniziati quando aveva già compiuto 15 anni e non 12. Per queste ragioni l'avvocato difensore dell'uomo, Antonio Gravallese, aveva chiesto al giudice la conversione del reato di violenza sessuale in quello di atti sessuali su minori, ma la richiesta è stata respinta.

La nipote non aveva denunciato per paura di non essere creduta

La vicenda processuale si è conclusa con una condanna a 14 anni di carcere e 100mila euro da versare alla nipote. Solo nel 2016 la ragazza aveva trovato il coraggio di confessare quello che accadeva ormai da qualche anno con il nonno. L'uomo, a quanto riferito dalla vittima ai magistrati nei giorni subito successivi alla denuncia, avrebbe abusato di lei dalle tre alle sei volte al mese. Spaventata per le possibili ripercussioni, la ragazza ha spiegato davanti al giudice Donatella Nava di aver aspettato tre anni a denunciare i comportamento del nonno per il timore di non essere creduta dai genitori. Una paura comprensibile e comune a tante donne che subiscono soprusi sessuali in famiglia. La denuncia era partita dopo una segnalazione alla procura da parte della scuola frequentata dalla ragazza, scaturita da un colloquio della vittima con una docente.