Confermata in appello la pena a 7 anni di reclusione per Danilo Coppola, l'immobiliarista romano tra i protagonisti all'epoca dell'indagine sui ‘furbetti del quartierino'. Il processo che lo vede imputato riguarda per le bancarotte delle società Gruppo Immobiliare 2004 (dichiarata fallita nel 2013) e Mib Prima (nel 2015) e Porta Vittoria (fallita nel 2016). Quest'ultima si occupava dello sviluppo immobiliare di una vasta area a est del centro di Milano. Un progetto da 142mila metri quadrati con edifici residenziali, uffici, negozi e un albergo. La seconda sezione presieduta dal giudice Piero Gamacchio ha confermato in appello la condanna.

Danilo Coppola, confermata in appello la pena a 7 anni

Nella requisitoria, la sostituta pg Celestina Gravina aveva chiesto una condanna più lieve, a 5 anni e 10 mesi. I giudici d'appello non hanno accolto la richiesta di riduzione della pena, confermando integralmente la sentenza di primo grado e condannando Coppola a pagare le spese legali delle parti civili. L'iter giudiziario che riguarda Coppola dura ormai da diversi anni. Nel maggio del 2016 era stato arrestato dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Milano, nell’ambito dell'inchiesta con al centro il fallimento delle società. I reati contestati dalla procura di Milano erano bancarotta fraudolenta e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.

A novembre sequestrata la villa in Costa Smeralda

Più recentemente, nel novembre 2019, le fiamme gialle avevano sequestrato la sua lussuosa Villa Renè ad Arzachena, in provincia di Sassari, sulla Costa Smeralda, dal valore di 15 milioni di euro. I militari del comando provinciale di Sassari avevano eseguito il provvedimento al termine delle indagini preliminari coordinate dalla Procura per anomalie emerse in alcune operazioni commerciali realizzate dalla Faber Immobiliare S.r.l. fondata da Coppola e dichiarata fallita nel 2017, con 12 milioni di euro di debiti.