Lo ha definito un uomo buono, tranquillo. Anche la compagna fatica a credere che Ousseynou Sy sia l'autore di quanto accaduto mercoledì a quell'autobus a San Donato, che da solo abbia pensato, organizzato e messo a punto un piano che precedeva un gesto simbolico da mandare agli Africani, un modo per dire loro "non venite in Europa!". La donna, 34 anni, di origini ucraine, ha parlato del suo compagno al quale è legata da più di cinque anni come di un uomo insospettabile, uno che neanche con lei si era mai sbilanciato su questioni politiche, come quelle migratorie, che sembrano aver spinto l'autista 47enne ad agire. Interrogata dai carabinieri, la donna ha dunque sottolineato la propria estraneità alle azioni del compagno, come tutti ha scoperto le sue intenzioni solo mercoledì grazie al fiume di notizie che in poco tempo ha riempito le testate.

La compagna ha asserito di non sapere nulla della pistola elettrica che Sy aveva comprato per lei

Una testimonianza la sua che sembra essere credibile per i militari che l'hanno lasciata andare poco dopo. Ousseynou Sy seppur da mesi ossessionato dalla sua idea, dal suo piano, non sembra averne fatto parola con nessuno, nemmeno con la persona a lui più cara. Mai uno scatto d'ira, un'azione di disappunto, sofferenza o disagio. E mentre i militari ne ipotizzano nei tratti una figura glaciale, calcolatrice e dunque capace con freddezza di nascondere le proprie emozione, pur negative. Ieri l'uomo al giudice per le indagini preliminari che lo ha interrogato nel carcere di San Vittore avrebbe confessato: "Sentivo le voci dei bambini morti in mare che mi chiedevano di fare un gesto eclatante". L’uomo è accusato di sequestro di persona e strage con l’aggravante del terrorismo per aver dirottato e poi incendiato un bus con 51 studenti a San Donato Milanese. Secondo il suo legale Sy avrebbe ribadito che non voleva far male ai bambini, ma solo fare “un’azione dimostrativa” con “un massimo impatto internazionale”.