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15 Marzo 2016
18:58

Allarme a Brescia: sequestrate 4mila forme di Grana Padano prodotte con latte contaminato

Un’inchiesta dei Nas di Brescia ha portato al sequestro di quattromila forme di Grana Padano realizzate con latte contaminato da aflatossine, una sostanza cancerogena per l’uomo. Circa 30 gli indagati dalla procura di Brescia: si tratta di piccoli allevatori e titolari di imprese casearie che avrebbero diluito il latte contaminato rivendendolo poi ad altre aziende.
A cura di Francesco Loiacono
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Quattromila forme di Grana Padano sequestrate dai Nas, oltre 30 persone indagate e un'inchiesta che, partita da Brescia, si è allargata anche alle province di Mantova, Cremona e Bergamo. È allarme per una scoperta inquietante fatta dal nucleo antisofisticazione dei carabinieri di Brescia, coordinati dal sostituto procuratore Ambrogio Candiani. Diversi allevatori e responsabili di caseifici avrebbero infatti utilizzato del latte contaminato da aflatossine, una sostanza cancerogena per l'uomo, per realizzare soprattutto forme del famoso formaggio e provolone.

Il latte era contaminato da una sostanza cancerogena

L'indagine dei Nas va avanti da circa sei mesi e ha riguardato dapprima cinque caseifici del Bresciano. Le perquisizioni però proseguono sia nel Bresciano sia in aziende casearie di altre province. Gli indagati sono tutti piccoli allevatori accusati di adulterazione o contraffazione di sostanze alimentari. Avrebbero diluito il latte che presentava valori oltre il limite di aflatossine (fissato a 50 nanogrammi per litro), rivendendolo poi ad aziende casearie molto spesso ignare della provenienza adulterata del latte. Diluire "l'oro bianco", infatti, è proibito per legge e il latte con valori oltre la norma di aflatossine va distrutto. Le forme di Grana Padano sono state sequestrate tutte in uno stesso stabilimento della Bassa bresciana e saranno adesso analizzate dai laboratori dell'Ats bresciano (l'azienda di tutela della salute che ha sostituito le Asl con la riforma sanitaria voluta da Maroni).

L'indagine è partita grazie alle segnalazioni delle poche aziende casearie che si sono rifiutate di utilizzare il latte con valori oltre la norma di aflatossine, denunciando l'accaduto alle autorità sanitarie: tra le imprese virtuose, come riporta il Corriere della sera, rientrano il caseificio Ambrosi e la Centrale del Latte: è giusto che i loro nomi appaiano nelle cronache.

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