Cogliate (Monza e Brianza). È il 25 novembre 2017, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, quando i carabinieri di Solaro intervengono in un'abitazione di via Mascagni, per un delitto efferato. La vittima è stata aggredita a martellate nel letto dove stava dormendo, ha il cranio fracassato, il volto ridotto a una maschera di sangue. È accaduto nella casa dove vive una giovane coppia con i bambini e il cane, quella coppia che qualche giorno prima i vicini hanno visto camminare insieme e andare d'amore e d'accordo. La notizia si diffonde veloce nel circondario, ma pare che la vittima, stavolta, al contrario delle statistiche e di quanto evoca quella data simbolica, non sia la donna.

La vittima, infatti, è Marco Benzi e a sferrare i colpi mortali su di lui, mentre dormiva indifeso, è stata Sabrina Amico, la sua convivente. "Lui abusava dei bambini e degli animali di casa", dice per giustificare la ferocia delle sue azioni, che restano comunque senza senso. Marco e Sabrina, infatti, si erano conosciuti e innamorati da adulti, quando lei era già madre di due bimbi dall'ex marito e avevano iniziato a convivere nella casa del delitto senza che nulla mai tradisse preoccupazioni da parte di lei. Titolare di un negozio di giocattoli, inseparabile dal suo cane, Marco era noto a tutti come una persona tranquilla e non aveva alcun precedente né sospetto di simili aberrazioni.

I familiari di Marco apprendono della morte del giovane dai social network e con sgomento, dopo una serie di verifiche, hanno conferma che non è uno scherzo, è accaduto veramente. Contestualmente i giornali danno notizia delle infamanti accuse mosse da Sabrina alla vittima. Lei, nel frattempo, ha confessato, ammettendo di aver anche parzialmente ripulito la scena perché provava ‘ribrezzo per il sangue'. Gli inquirenti notano che qualcosa non torna. La condotta che Sabrina attribuisce a Marco non solo non è compatibile con quanto riferiscono i testimoni, ma viene smentita anche dall'ascolto delle presunte vittime, i bambini, che, auditi in forma protetta e visitati dai medici, smentiscono quanto detto dalla loro madre.

Marco non ha mai toccato i bambini né l'adorato cane e gli abusi sono stati partoriti dalla mente della sua carnefice, Sabrina, a cui viene riconosciuta l'infermità mentale. Sabrina, insomma, ha agito in preda ai demoni di un grave disturbo psichiatrico, un disturbo che la farà assolvere in pieno dall'accusa di omicidio e le costa il confinamento per dieci anni in una Rems (Residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza), ovvero una struttura che ospita soggetti socialmente pericolosi perché affetti da disturbi mentali. "La notizia delle accuse di pedofilia e zoofilia lanciate da questa donna contro nostro figlio, ha fatto più rumore di quella della smentita e questo non è giusto" – dice a Fanpage.it mamma Katia, la madre di Marco Benzi (VIDEO). "Nostro figlio non aveva fatto niente di male ed è morto per la follia di un'altra persona, che l'ho ha infamato, questo però non l'ho letto nei titoli di giornale".