Andrea Zeta (sinistra) e Niko Pandetta (destra)
in foto: Andrea Zeta (sinistra) e Niko Pandetta (destra)

"Ho parlato con il sindaco di Abbiategrasso e siamo d'accordo: gli spazi pubblici non possono ospitare concerti che veicolano messaggi mafiosi. Mi ha garantito che non c’è e non ci sarà nessun via libera da parte dell'amministrazione". Non si terranno al teatro comunale di Abbiategrasso i concerti dei discussi cantanti neomelodici Niko Pandetta e Andrea Zeta. Lo ha spiegato Monica Forte, presidente della Commissione regionale antimafia, che intervistata da Fanpage.it avverte: "Il rischio è di sottovalutare il potere di persuasione nei confronti dei ragazzi, a cui mancano i filtri culturali per difendersi da messaggi che diffondono una cultura mafiosa".

La consigliera regionale ed esponente del Movimento 5 Stelle spiega di aver ricevuto rassicurazioni: nessuna sala comunale sarà aperta ospitare lo show di Niko Pandetta, cantante catanese, nipote del boss Turi Cappello e noto per le sue dediche ai camorristi al 41-bis, la cui presenza era prevista il 7 marzo. E nemmeno per Andrea Zeta, all’anagrafe Filippo Zuccaro, arrestato lo scorso marzo a Catania, nel corso di un blitz antimafia che ha portato alla custodia cautelare di quattordici persone, tra cui madre, fratello e padre. Gli stessi organizzatori dell'evento, in seguito alle polemiche sollevate, hanno annunciato di aver annullato i concerti nella sala comunale.

Cantanti neomelodici noti alla giustizia e alle cronache invitati in spazi pubblici. È una prima volta in Lombardia?

Quello che accade oggi non è purtroppo una novità. Abbiamo visto concerti in passato, anche di cantanti di primo piano. Per chi conosce la profondità del radicamento della criminalità organizzata in Lombardia, non appare strano che si organizzino eventi di questo genere. Oggi parliamo di questi due concerti annunciati ad Abbiategrasso in uno spazio pubblico, ma tanti altri si sono tenuti in spazi privati. È noto e siamo ormai pienamente consapevoli della presenza mafiosa sui nostri territori, un radicamento che porta con sé anche il tentativo di divulgare la cultura criminale anche attraverso alcuni generi musicali.

Da presidente della commissione antimafia ritiene che questi eventi siano da condannare?

Siamo nell'alveo di un sottogenere della musica neomelodica che dà spazio a messaggi criminali. Testi a favore dei boss, sostegno ai carcerati, ringraziamenti per le esperienze vissute nella criminalità organizzata. Propagano quella che è stata definita un'opposizione sociale alla ‘concorrenza sleale' dello Stato che ‘compra' i pentiti per rovinare le ‘famiglie'. Sono forme di sponsorizzazione del mondo criminale che esercitano un certo fascino sulle giovani generazioni, che toccano il mondo dello spettacolo, la musica, i social network e prodotti televisivi. Bisogna stare molto attenti a questi fenomeni e non liquidarli solo come prodotti musicali. Tutto questo non può avvenire in spazi pubblici.

I concerti possono tenersi comunque in spazi privati. Cosa devono fare le istituzioni?

Conosco il pub e la famiglia per la storia e i precedenti. Non è casuale che ci siano loro dietro l'organizzazione dell'evento. Per questo le istituzioni tutte, insieme alla società civile, devono condannare apertamente e mobilitarsi senza mezzi termini contro i messaggi diffusi da questo sottogenere. Le istituzioni devono prendere un posizione molto decisa. Non solo quando per errore si rischia di dare spazio a questa cultura in spazi pubblici, ma anche quando ciò avviene in luoghi privati.