È ad alta fermentazione, non pastorizzata, non filtrata e rifermentata in bottiglia o in fusto, ma soprattutto ha "il gusto del riscatto". È stata presentata oggi “Malnatt", la birra prodotta dai detenuti di Milano. Un progetto nata dalla collaborazione tra gli istituti penitenziari milanesi di Bollate, Opera e San Vittore e un gruppo di imprenditori ed esercenti del territorio milanese.

Chi è il "Malnatt" nella cultura popolare milanese

Sono tre le linee dedicate ai tre istituti – Malnatt San Vittore, birra chiara non filtrata di solo malto d’orzo; Malnatt Bollate, birra di frumento; Malnatt Opera, birra rossa -in distribuzione presso il canale Horeca (Hotellerie-Restaurant-Café). Il nome e il logo di Malnatt (termine del dialetto milanese che sta affettuosamente a significare “nato male”) sono ideati da Take, l’Agenzia di comunicazione partner del progetto, per sottolineare il legame con la cultura popolare meneghina. Non a caso, è un malnatt il protagonista di Ma mi, la celebre canzone, scritta da Giorgio Strehler e cantata da Ornella Vanoni e poi da Enzo Iannacci, che racconta di una detenzione nel Carcere di San Vittore.

Reinserimento e risorse per i penitenziari

L'obiettivo è favorire il reinserimento nel mondo del lavoro. A presentarlo, questa mattina a Palazzo Marino, l’assessore alle Politiche per il Lavoro, Attività produttive e Commercio Cristina Tajani  con il Provveditore dell’Amministrazione Penitenziaria, Pietro Buffa e gli ideatori dell’iniziativa. Grazie alla filiera birraria, Malnatt darà un’opportunità concreta di formazione e lavoro, in particolare nelle fasi di produzione – presso l’Azienda Agricola La Morosina nel Parco del Ticino – e di distribuzione presso la società Pesce. Il risultato aziendale e sociale atteso, a 24 mesi dal lancio, è duplice: reinserire almeno dieci detenuti o ex-detenuti oltre a generare risorse economiche per gli istituti da destinare ad attività di recupero dei detenuti e di formazione della polizia penitenziaria. Si stima che, a fronte della vendita di un volume di circa 1.000 ettolitri, si potranno finanziare progetti per un valore minimo di circa 20.000 euro all’anno.