Col passare dei giorni acquista un peso sempre maggiore a Milano il "caso" legato all'assessore alla Trasformazione digitale Roberta Cocco. La manager, che proviene da Microsoft (è in aspettativa), non ha mai pubblicato sul sito del Comune i propri redditi relativi all'anno 2015, come prevede la legge sulla trasparenza per gli amministratori pubblici. Nonostante l'apertura di una istruttoria nei suoi confronti da parte dell'Anac di Raffaele Cantone, l'assessore non sembra intenzionata a voler cambiare idea e si è detta pronta a rispondere direttamente alle domande dell'Autorità anticorruzione.

Critiche da maggioranza e opposizione.

La decisione dell'assessore è stata criticata dall'opposizione: Il Movimento 5 stelle ha inserito anche la mancata trasparenza dell'assessore tra i presunti "dieci fallimenti di Sala" a Milano censurati (a loro dire) dai media. Ma anche tra le fila della maggioranza c'è chi inizia a criticare apertamente la decisione dell'assessore Cocco. Il suo collega al Welfare, Pierfrancesco Majorino, al quotidiano "La Repubblica ha affermato: Se non rispetta la legge sbaglia, non c'è dubbio", mentre per il presidente del Consiglio comunale Lamberto Bertolè la Cocco dovrebbe rispettare le regole come amministratrice pubblica "per dare il buon esempio a tutti".

La legge, in effetti (il decreto legislativo numero 33 del 14 marzo 2013), prevede l'obbligo per le pubbliche amministrazioni di pubblicare redditi e situazione patrimoniale delle persone che occupano posizioni di vertice entro mesi dall'elezione e per i tre anni successivi alla cessazione dell'incarico. L'assessore Cocco ha però motivato il suo rifiuto spiegando che i redditi percepiti nel 2015 deriverebbero da un'altra posizione lavorativa che non avrebbe niente a che fare con il ruolo pubblico che ricopre adesso. Per quanto riguarda invece i redditi percepiti nel 2016, invece, rispetterà le norme sulla trasparenza. Chissà se le sue motivazioni convinceranno Cantone.