Si spacciava per una biologa-nutrizionista, esercitando senza averne i titoli la professione di dietista. Ma per C.S., già nota alla giustizia e residente nel comune di Cocquio Trevisago, in provincia di Varese, ieri sono scattate le manette. Adesso la donna si trova ai domiciliari, in attesa del processo per direttissima per vari reati: esercizio abusivo della professione, sostituzione di persona, truffa e falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico.

La donna si era procurata una carta d'identità con false generalità.

Secondo quanto hanno ricostruito i carabinieri, coordinati dal pubblico ministero di turno Stefano Civardi, la donna era riuscita tramite uno stratagemma a procurarsi dei documenti falsi, tramite i quali esercitava abusivamente come dietista in alcuni ambulatori e centri nel Varesotto, ma anche in via Manara a Milano, proprio accanto al tribunale. La finta dietista, che si spacciava per la dottoressa Cristina Colombo, aveva anche un sito internet sul quale pubblicizzava i propri servizi. Per procurarsi una carta d'identità a nome Cristina Colombo, lo scorso 23 giugno aveva presentato una finta denuncia di smarrimento al commissariato di Porta Ticinese, a Milano. Agli agenti la donna aveva detto di aver perso la carta d'identità e anche la patente. Il giorno seguente, usando la denuncia con le false generalità, si è presentata in comune, a Cocquio Trevisago, inducendo in errore i funzionari e facendosi consegnare una carta d'identità con i dati falsi.

Con la falsa identità la donna era riuscita anche a ottenere un finanziamento da 40mila euro. Ieri, davanti ai militari dell'Arma che si sono presentati per arrestarla, la donna ha ammesso la sua vera identità. Per il possesso del documento contraffatto il giudice ha disposto i domiciliari, mentre per le altre accuse ha fissato il processo per direttissima, che si svolgerà il 15 settembre. Chissà se sarà sufficiente per far capire alla donna la gravità del suo operato. Uscendo dall'aula di tribunale, la finta dietista ha infatti sorriso a un carabiniere dicendogli: "Poi le mando la dieta".